SALEM: “Fires In Heaven” cover albumI master mind della Witch House ritornano in gran deboscio: 29 minuti spalmati in 11 brani che uniscono svenevoli tastierone, scazzatissimo rap e tanto maledettismo emo(zionale) per 30enni ammalati terminali di nostalgia per gli anni Novanta. Ad accompagnare le melodie ripassate nella codeina, un familiare affogato di riverberi, ralenti chopped and screwed e rullantini 808 di marca southern rap. Un ‘back to the future’ con puntamento 2012 bello e buono e per certi versi un’ideale prequel di tante carriere Soundcloud rap e trap come quella del – già compianto – Lil Peep. Pubblicato a 10 anni dal debut album “King Night”, “Fires In Heaven” esce a un mese dalla pubblicazione di “STAY DOWN” e “Starfall”, mixtape e singolo con i quali il duo formato da Jack Donoghue e John Holland era riemerso dopo un periodo di oblio. A missarlo troviamo Henry Laufer (ovvero Shlohmo) mentre al mastering c’è un’icona come Mike Dean (hip hop producer classe ’65 che ha lavorato col mondo, da 2Pac a Kanye West, da Scarface a Travis Scott, Drake, The Weeknd ecc.). Disco che idealmente e tardivamente chiude un decennio e che pertanto ha ragioni di culto.

Un lavoro che esce in un momento oscuro in cui le undici tracce che lo compongono danno vita ad un suono che unisce la durezza del southern hip hop alla morbidezza dello shoegaze per creare una forma di rock elettronico di difficile definizione. Le rime tipiche del rap, il più delle volte sorrette dalle ritmiche moderne della trap (“Red River”, “Crisis”), si alternano a melodie tanto “tossiche” quanto celestiali.

Dieci anni fa il gruppo ammaliò tanti ascoltatori quanti ne respingeva, ma tutti si sentivano in dovere di dare un’opinione sul lavoro dei Salem. Mancava poco più di una settimana all’uscita di “Fires in Heaven”, il secondo album di Salem, un disco così lungo in lavorazione, che anche Holland e Donoghue a volte dubitavano che si sarebbe materializzato.

Messe insieme da cinque anni di sessioni di scrittura e registrazione in Michigan, Los Angeles e sulla costa del Golfo della Louisiana, le canzoni dell’LP non si discostano drasticamente dal suono di Salem per la prima volta alla fine degli anni 2000 – un’estetica condannata, drogata e occasionalmente estatica che ha guadagnato il soprannome di ‘casa delle streghe’. La musica dei nostri spiccava. Era classificata come spaventosa ma più spesso si sentiva indicibilmente triste, anche se non riuscivi a distinguere i testi. ‘Penso che una parte enorme della loro magia e del loro fascino duraturo sia dovuto al fatto di quanto sia reale’, ha detto Travis Egedy, che registra come Pictureplane ed è accreditato di aver coniato il termine Witch House. ‘Hanno creato la loro realtà e gli ascoltatori dovevano entrare in quel mondo per accedervi’, ha aggiunto. ‘Anche nelle scene underground indipendenti, quella crudezza è rara. Salem sono senza scusarsi Salem’.

Quel decennio è iniziato con un’accettazione mainstream che Salem non ha mai visto arrivare: la band ha creato la colonna sonora delle sfilate di Parigi e ha realizzato remix per Charli XCX e Britney Spears. Nel 2013, Jack ha contribuito alla produzione di “Yeezus” di Kanye West, un album con una grinta industriale che potrebbe essere definito ispirato a Salem. (‘Non sono ancora stato pagato per quello’, ha detto Donoghue con una risata. ‘Quindi, sì’.)

Per trovare ispirazione i due si sono ritrovati in un vecchio campo di pescatori, dove hanno scritto la maggior parte delle canzoni di “Fires in Heaven” e si sono messi nei guai. Ci sono voluti due lustri, ma ne è valsa la pena. I nostri sono stati un’influenza sul panorama musicale di oggi: i malinconici rap di Drain Gang e GothBoiClique, il pop oscuro di Billie Eilish. ‘Il suono di Salem era così influente per i giovani perché mostrava che la musica poteva essere fatta in un modo molto lo-fi e fai da te ed essere ancora estremamente viscerale e di impatto’, ha detto Egedy. Questa volta, è più facile ascoltare la bellezza nell’oscurità, dai sintetizzatori vorticosi del primo singolo “Starfall” alla marcia funebre di “Red River”, con un ritornello semicantato che implora: ‘Angeli con ali ardenti, guarda su di me’. il suono è più incisivo nel momento in cui si manifesta compiutamente. Sono l’espressione sofferente di una realtà intima frantumata!!!