RYAN ADAMS- “Gold”Il mondo della musica è popolato da “teste di cazzo” all’ennesima potenza, Ryan Adams è, sicuramente, una di queste. Personaggio fortemente irascibile ed innamorato dei superalcolici, proviene da Jacksonville, North Carolina, ha un passato che lo lega al punk, ma poi si innamora del country, anche se nel suo caso è meglio parlare di Americana. Da vita ai Whiskeytown, un bell’incrocio tra Flying Burrito Brothers e i Replacements, ma, la fuori, la scena ne è piena e si potrebbe correre il rischio di perdersi, di terminare il sogno da un momento all’altro, di riporre le chitarre in cantina ed inventarsi qualche altra attività per sbarcare il lunario. Ma il nostro ha talento e riesce a firmare con la Universal anche se, al momento della firma, sottopone i dirigenti ad un interrogatorio su Gram Parsons. Avrebbe sottoscritto la proposta solamente nel caso in cui le risposte fossero state competenti in materia.
Esordisce in proprio nel 2000 con l’album “Heartbreaker” e lo fa con ordine e con un country-folk che mantiene un basso profilo, acustico e di grande emotività. Riesce a mettere insieme le migliori idee che Gram Parsons non portò mai a termine (compreso un elegante cameo di Emmylou Harris e la presenza in studio del duo Gillian Welch/David Rawlings) e il passato da band leader. Ryan sa scrivere ed è un eccellente interprete. Sin dai tempi dei Whiskeytown, il nostro si è dimostrato dotato di una prolificità fuori dal comune che lo porta tuttora a sopravanzare il ritmo delle sue uscite e ad aver sempre un disco o due in attesa di essere pubblicato. Per cui non trascorre un anno che il buon Adams si ripresenta con un nuovo lavoro dal titolo “Gold”. Si tratta di un album più ambizioso e meglio prodotto (ci sono Benmont Tench, Bucky Baxter e Chris Stills, figlio di Stephen) e con un approccio cantautorale elegante e westcostiano, una sorta di Jackson Browne dell’alt-country. In questo debutto per la Lost Highway mette in mostra tutte le sue doti di autore camaleontico ed interprete credibile.
“La cienega just smiled” sembra una “These Days” più potente e non avrebbe sfigurato nel catalogo dell’Asylum ancora colma di album che ti prendono l’anima come succede a “Gold”. Ma Ryan si è trasferito a New York, così la raccolta possiede suoni californiani, ma la testa è ancorata alla “Big Apple”. Per cui si capisce il singolo “New York, New York” (il cui video è stato registrato quattro giorni prima dell’attacco alle Torri Gemelle) e la successiva “Goodbye Hollywood boulevard” a testimoniare lo spazio che riempie queste canzoni e anche la vita del loro autore in perenne viaggio da un estremo all’altro.
In “Gold” ci sono gli anni ’60, gli anni ’70, i Byrds, Neil Young (“Sylvia Plath” sembra un lento tratto da “Tonight’s the night”), Bob Dylan, Bo Diddley, le radici americane, il country, il blues, il soul, il gospel; tutto filtrato attraverso una sensibilità rock moderna ed efficace per oltre 70 minuti di grande musica. Il lavoro è imperdibile, bello e per ascoltatori dai gusti raffinati.
Si comincia con il POP frizzante di “New York, New York” per passare al country-rock di “Firecracker”; da ballate di rara bellezza come “La Cienega just smiled, “When the Stars Go Blue” (reinterpretata successivamente dai Corrs con Bono degli U2), a suite leggendarie come “Nobody Girl”, fino al ROCK stile Stones di “Enemy Fire”.
Ryan Adams non propone certamente niente di nuovo sulla scena musicale, niente effetti strani, niente virtuosismi o missaggi particolari solo buona musica ben suonata con chitarra acustica, armonica e Hammond. In Italia si esibì nel 2002 all’Alcatraz di Milano e varie recensioni hanno parlato di un concerto favoloso in cui Adams, accompagnato da una band a dir poco all’altezza, si è cimentato nell’esecuzione completa di “Gold” e dell’album precedente “Heartbreaker”, oltre che nella splendida cover dei Rolling Stones “Brown Sugar”. A suggellare una serata fantastica, un’esilarante imitazione di Sua Maestà Bob Dylan.
In definitiva il nostro autore è… uno degli ultimi figli di quell’America Rurale ( è nato in Carolina) che tanto ha dato alla scena musicale. In futuro non gli riuscì più a ripetersi a quei livelli, ma “Gold,” già dal titolo, fa capire che Ryan Adams era cosciente che stava incidendo il suo capolavoro. Le canzoni filano via che è una meraviglia, in un mix perfetto di cantautorato rock con solide radici country e roots!!!


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