ROSE CITY BAND- “Summerlong”È impossibile parlare di musica psichedelica moderna senza menzionare Ripley Johnson. Come band leader di Wooden Shjips e metà di Moon Duo, Johnson ha continuamente tracciato nuovi percorsi cosmici che si espandono sul linguaggio del genere. Bisogna altresì sottolineare che, ultimamente, i dischi delle band citate sono apparsi un po’ confusi (Wooden Shjips) e troppo grossolani (Moon Duo).

Ha così deciso di dare vita ad una prova solistica in cui il country fosse il tema principale da cui partire. Chitarre, lap steel, mandolino e scacciapensieri sono gli strumenti di riferimento. Johnson ha affermato che nella sua testa è sempre stata presente l’idea di una band di country-rock con cui poter suonare ogni giovedì nei saloon. Pur adorando fare tour e quindi viaggiare, avere una formazione locale non è affatto male anche perché permette di avere e condividere relazioni sociali.

Con la Rose City Band, le composizioni di Johnson e le belle linee di chitarra sono al centro della scena. Mentre il suo modo di cantare sarebbe riconoscibile da qualsiasi fan di Wooden Shjips, la ridotta presenza strumentale mette a nudo la bellezza della sua scrittura. Le linee di chitarra scintillanti sono libere di brillare, sostenute dai ritmi trainanti. Novità del mix sono arrangiamenti e strumenti tratti direttamente dal country classico, con la conseguenza che le canzoni mostrano più di un accenno twang.

“Only lonely” sembrano i Creedence in versione ecclesiastica, “Empty bottles” e “Floating out” riportano i profumi slowcore in chiave alt-country, “Real long gone” e “Reno shuffle” due pezzi che dovrebbero far fare i salti di gioia a coloro che strippavano per Jason & the Scorchers. “Wee hours” è sdolcinata, direi un pezzo per crooner, che nel finale si trasforma in un viaggio lisergico che agisce da introduzione a “Wildflowers” che si caratterizza per una ritmica che tocca il motorik di ‘krauta’ memoria.

Vivace e gioioso, “Summerlong” è un ascolto accattivante che ci lascia desiderosi di averne una dose maggiore. Il disco è un’ode alla libertà, nata da un musicista che esce da tutte le routine e la cui liberazione è comunicata così completamente nella sua musica. La raccolta è, nella sua interezza, una dichiarazione enfatica sul potere di scrittura di Ripley Johnson. La gioia del nostro in ogni aspetto di questo album è deliziosamente contagiosa.

Ottimo risultato, ben scritto, ben suonato e con un’unitarietà sonora e un preciso e perfetto sapore psycho-space che risalta in alcune tracce, ma dosato da non risultare mai invadente. E se la voce, così aggraziata e androgina, può apparire come un qualcosa di stonato, sappiate che sulla lunga distanza non potreste farne a meno!!!


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