Non lo avevo ancora fatto, ma è giunto il momento di cimentarmi con i Rolling Stones, gruppo con il quale ho sempre avuto problemi. Musicalmente mi piacevano, anche molto, almeno fino ad “Exile on main street”, poi ho apprezzato alcuni dischi successivi fino all’inizio degli anni ottanta, in seguito meglio soprassedere. Come personaggi non mi sono mai stati simpatici, troppi atteggiamenti da divi, poca attenzione nei confronti dei fans, nel senso che, fino ad un certo momento, non hanno mai aperto gli archivi, hanno rimasterizzato la loro discografia agli inizi degli anni ’00 senza inserire un solo inedito.
Da qualche anno a questa parte hanno cambiato atteggiamento e ci hanno inondato di una serie, denominata “From the Vault”, attraverso la quale siamo venuti a conoscenza delle performances dei nostri durante concerti tratti da tournee diverse per epoca. Abbiamo assistito all’uscita di “Beggars Banquet” e “Their satanic majesties request” per il loro cinquantesimo anniversario (senza uno straccio di inedito).
Ora è la volta di “Rock and Roll Circus”, il famoso spettacolo televisivo di fine 1968, ampliata con alcune tracce inedite sia in audio che in video, ovvero alcuni brani di Taj Mahal, tre esecuzioni del grande pianista classico Julius Katchen e soprattutto le prove e la esecuzione di “Revolution” dei Beatles da parte dei Dirty Mac, vale a dire Eric Clapton (chitarra solista), Keith Richards (basso), Mitch Mitchell dei Jimi Hendrix Experience (batteria) e John Lennon chitarra e voce, più Yoko Ono. Nonché anche altri extra audio con dietro le quinte, interviste e materiale inedito nella parte video, più un libro di 44 pagine.
Al tempo fu concepito come veicolo promozionale per l’uscita di “Beggars Banquet”, ma rimasto negli archivi dell’emittente fino al 1996. La mancata distribuzione fu fatta risalire all’insoddisfazione per l’esibizione (c’è chi sostiene che patirono il confronto con l’energia ed il dinamismo di Pete Townshend), in realtà la spiegazione più semplice riguarda la dipartita e la repentina scomparsa di Brian Jones che costrinse gli altri membri della band a procrastinare all’infinito l’uscita del progetto.
Valutandola da un punto di vista delle immagini, l’opera non è niente di che, forse al tempo tutto quel freak poteva piacere, con i musicisti che indossavano abiti del secolo precedente, sembrava di essere al circo tra nani, ballerine e cowboy filmati in modo confuso. L’uscita, per questa edizione, del Blu-ray in 4K permette di godersi alcuni piccoli dettagli al tempo sfuggiti. Si possono ammirare i salti da acrobata di Roger Daltrey, sbuffi di fumo uscire dalla bocca del mangiatore di fuoco, particolari che l’edizione del 1996 non concedeva.
E la musica direte voi?
Da quel lato ci sono diverse chicche da prendere in considerazione. Per esempio i Jethro Tull con Toni Iommi dei Black Sabbath che suona in “Song for Jeffrey” al posto di Mick Abrahams (fece parte del gruppo per solo due settimane prima dell’ingresso di Martin Barre), ma anche l’esibizione ricca di potenza ed energia degli Who alle prese con la mini suite di “A quick one (While he’s away)”. Sicuramente di interesse storico le prestazioni dei Dirty Mac capaci di dare sostanza a “Yer blues”, “Whole lotta Yoko”, e “Revolution” per un’interpretazione distorta e ricca di intensità (a cui succede un’altrettanto carica “Warmup jam”).
Abbiamo la possibilità di ascoltare Taj Mahal in ben tre pezzi ed in modalità afro-blues, accompagnato dalla chitarra di Jesse Ed Davis, a mio modo di vedere, magnifica.
Anche le “pietre rotolanti” non si trattengono e ci assestano colpi tra rock, country e blues stradaiolo e convincente. Si susseguono brani uno più accattivante dell’altro. L’incalzante “Jumpin’Jack Flash”, “No expectations” venata di radici americane fino al midollo, il gospel-soul rock con cui si presenta “You can’t always get what you want”, ma, soprattutto, una luciferina “Sympathy for the devil” tra cori demoniaci e riff assassini.
Forse il tutto risulta datato, ma quanto fascino e spensieratezza emanavano quei momenti!!!


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