Ancora oggi, e sono ormai trascorsi trentasette anni, non mi do pace al pensiero di aver mancato il concerto di Rickie Lee Jones a Correggio la sera della finale mondiale del 1982 tra Italia e Germania. La nostra aveva, fino ad allora, pubblicato due album, l’omonimo e “Pirates”, che considero i più belli della sua discografia. Sono sempre stato attento alle uscite discografiche della compagna di bagordi al Tropicana Motel di Tom Waits e Chuck E. Weiss.
Con l’avvento del nuovo secolo la mia attenzione è sicuramente calata di intensità e, solo saltuariamente, le ho prestato ascolto.
“Kicks” è un album eclettico di 10 cover – da “Mack The Knife” scritta nel 1928 per un musical tedesco (conosciuto negli States come “The Threepenny Opera”) e che divenne uno standard jazz, a “Bad Company”, nota anche per la versione dell’omonima rock band inglese Bad Company. Gli arrangiamenti e il suono del nuovo disco sono stati curati dal produttore Michael Napolitano (Ani DiFranco), che ha dato ad ogni brano del lavoro un tocco moderno senza snaturare i brani originali.
Rickie Lee Jones è diventata famosa nel 1979 con una celebre apparizione allo Saturday Night Live della NBC, dove suonò dal vivo “Chuck E’s In Love” indossando il suo celebre berretto rosso, per cui il Time Magazine la ha ribattezzata la Duchessa di Coolsville.
Da allora Rickie ha vinto due Grammy Award, è apparsa ben due volte sulla copertina di Rolling Stone ed è stata inclusa nella lista delle 100 donne più importanti del rock da parte del canale televisivo VH1.
Il disco inizia con una ballata, la sopracitata “Bad Company”, rivista con un mood spettrale, quasi a metà strada tra le cose soliste di Mark Hollis ed il blues desertico di Ali Farke Toure. Il suono e gli arrangiamenti appaiono vissuti e spartani, provenienti dall’anima di una persona che nella vita ha visto e provato di tutto. L’interpretazione richiama il vecchio sodale Tom, quello del primo periodo. Si passa da country rock delicati (“Houston”) a pezzi jazz in cui la classe viene elargita in dosi massicce oltre ad una certa scioltezza nel presentarceli (“Mack the knife”, “You’re nobody ‘til somebody loves you”).
La Jones ha spesso proposto dischi di cover, non credo per mancanza di ispirazione, quanto perché permettono di proporre musiche dotate di personalità ed intensità!!!


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