Cover album RAY LAMONTAGNE- “Monovision”In Italia è difficile accettare che un artista possa cambiare le coordinate della propria musica senza che ci sia una sollevazione critica che accusi il musicista di aver cercato di seguire l’onda, oppure di essersi commercializzato. Questo è accaduto anche a Ray Lamontagne, quando la sua arte si è spostata verso derive psichedeliche è stato accusato di aver smarrito l’ispirazione.

L’uscita del nuovo album, “Monovision”, dovrebbe riportare serenità presso i suoi estimatori in quanto si tratta di un lavoro che lo riallaccia ai suoi esordi e alle sue fonti di ispirazione quali Van Morrison, Bob Dylan e Neil Young, quindi a quelle ballate intense e profonde che lo hanno fatto conoscere al mondo. Poi quella voce roca che sa far risaltare quel blend di country e rock ed esaltare le sue composizioni gentili ed affabili.

Polistrumentista ed autore, l’album è caratterizzato dal fatto che produzione e registrazione – di tutti gli strumenti presenti in ogni traccia – sono a cura dello stesso LaMontagne. Autore affermato e carismatico, Ray LaMontagne ha accumulato negli anni innumerevoli collaborazioni con grandi produttori quali Ethan Johns, Dan Auerbach dei Black Keys e Jim James dei My Morning Jacket. Il suo ampio repertorio ha suscitato da sempre grande entusiasmo nella critica e nella stampa specializzata, un po’ meno da noi a causa del cambiamento apportato al suo stile con gli ultimi lavori.

“Monovision” si compone di 10 brani e vede Ray impegnato in ogni fase della sua realizzazione. All’inizio aveva deciso di abbracciare la tecnologia, ma in un’intervista rilasciata a ‘American Songwriter’ affermò, ridendo, che a lui piaceva comporre, ma non sopportava i computer. Durante le registrazioni dei precedenti dischi ha spesso osservato il lavoro dei tecnici alle loro spalle, ma dopo cinque minuti era già annoiato come se avesse dovuto eseguire studi di matematica. In quest’occasione ha voluto superare questo atteggiamento e cercare di ottenere una raccolta che sentisse assolutamente sua in ogni fase di creazione, dando vita ad un suono molto diretto e privo di overdubs.

C’è un trio di canzoni intorno alla metà dell’album che ne è un classico esempio. Puoi sentire Morrison guardare dall’altra parte dell’oceano su “Misty Morning Rain”, mentre “Rocky Mountain Healin'” mescola l’armonica di Young con l’approccio serioso di John Denver. “Weeping Willow” ha l’innocenza e le armonie di una melodia dei primi Everly Brothers. “Strong Enough”, che evoca il sacrificio di una madre in un futuro che non sembra più sicuro, profuma di Creedence Clearwater Revival. Due delle migliori tracce sono rappresentate da “We’ll Make It Through” e “Highway to the Sun”: la prima dotata di melodia piena con un’armonica fluttuante, la seconda languida e malinconica.

Bravo Ray, bell’album, ricco di calore e di brani di limpide emozioni che suonano sinceri per le orecchie ed il cuore degli ascoltatori!!!


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