“Like New” è l’album di debutto dei Purr, nuovo progetto psych/indie-pop del duo newyorkese composto da Eliza Barry Callahan e Jack Staffen (inizialmente conosciuti come Jack & Eliza). Prodotto da Jonathan Rado (Father John Misty, Weyes Blood, Whitney), questo loro primo lavoro in studio rispecchia le sue due fasi di composizione: la scrittura è avvenuta a New York, nella cantina di un piccolo ristorante, mentre la registrazione si è svolta nell’assolata Los Angeles, città dai grandi spazi e dalle atmosfere noir.
Ci avevano già provato un lustro fa sotto il nome di Jack and Eliza, ma durarono lo spazio di un attimo. In realtà il duo afferma di non aver abbandonato quella sigla. I Purr sarebbero un progetto parallelo, ma uscirà ancora qualcosa sotto il nome di Jack & Eliza.
Il duo si è spostato verso ciò che sentiva come bagaglio musicale naturale. Se come Jack and Eliza avevano messo in mostra una promettente abilità nel songwriting, come Purr il loro lavoro fiorisce nel fertile terreno di un paesaggio sonoro completamente realizzato, costruendo un suono classico e senza tempo che guarda al passato e allo stesso tempo al futuro. Sono romantici i due musicisti, sono alla moda e vintage come è richiesto oggigiorno, per cui è facile domandarsi quanto potranno durare. Io credo che non supereranno il paio di stagioni, ma ciò non toglie che l’ascolto dell’album mi abbia provocato notevole piacere. L’umore della raccolta sottilmente depresso, sonorità che guardano ad un periodo ricco di fascino non mi ha lasciato indifferente.
Sono bravi a muoversi lungo un percorso tra cantautorato e pop con la capacità di quelli che lo hanno sempre fatto. Il merito risiede nella capacità di scrittura dei nostri, decisamente sopra la media, soprattutto in termini di freschezza, e nell’abilità del produttore capace di far risultare la materia nel miglior modo, dall’acidità alle armonie vocali, alla velocità adeguata dei brani al saper rendere imprescindibile i toni sommessi.
Anche se le radici della band sono fortemente piantate a New York, l’album è stato registrato agli studi Rado di Los Angeles e ha una spiccata atmosfera west-coast che brilla di calore solare e assume talvolta connotati noir. Mentre i due lavoravano al brano di apertura “Hard to Realize”, non riuscivano a smettere di sentire le campane tubolari nel pieno del chorus. Ne hanno quindi affittato un set da un negozio vicino, per poi scoprire, alla consegna, che erano le stesse usate nella colonna sonora del film “King Kong” del 1933.
Deliziosi anche perché mi hanno riportato alla mente i The Mamas and The Papas e il suono radiofonico tra la fine dei sixties e l’inizio del decennio seguente, si commerciale ma ancora suggestivo!!!


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