PRETENDERS- “Hate For Sale” cover albumA distanza di quattro anni da “Alone” (2016), “Hate for Sale” è l’undicesimo album in studio dei Pretenders. Prodotto da Stephen Street (The Smiths, Blur, New Order, The Cranberries), è il primo disco nato dalla collaborazione fra Chrissie Hynde (l’unico membro originale della band) e il chitarrista elettrico James Walbourne.

«Volevo comporre con lui sin dal primo giorno – scrive la frontwoman nella nota stampa – James è molto ricercato e ha lavorato con gente come Jerry Lee Lewis, Dave Gahan e The Rails, solo per citarne alcuni. Ci siamo sempre ripromessi di scrivere assieme mentre eravamo in tour ma, ve lo può confermare chiunque della band, quando si è in tour si finisce col procrastinare tutto il resto».

Ad anticipare l’album, il lead single “The Buzz”: «Sappiamo tutti che le storie d’amore possono avere le caratteristiche della tossicodipendenza – continua la Hynde descrivendo il brano – È così. Non è il mio caso, ovviamente: non sono mai ossessiva, mai ossessiva, mai ossessiva, mai ossessiva…».

La scelta di associarsi al chitarrista per la scrittura dei brani si rivela azzeccatissima, infatti si tratta dell’album più fresco, frizzante e vitale della band – completata da Carwyn Ellis alle tastiere, da Nick Wilkinson al basso e dallo storico batterista Martin Chambers – da molti anni a questa parte.

Secco, affilato e chitarristico, a cominciare dalla title track, una rasoiata punk di due minuti e mezzo, cruda e aggressiva, con falsa partenza, finale tronco e armonica a bocca nata come tributo ai Damned. Il punk, tinto di glam, di un insinuante riff di sintetizzatore e di rimandi allo stile di Blondie, marchia a fuoco anche l’ironica e tagliente “Turf Accountant Daddy”, mentre “Didn’t Want To Be So Lonely” è un irresistibile rockabilly anni ’50 scandito dai battimani, “You Can’t Hurt A Fool” una splendida e morbida ballata pop soul dalle atmosfere altrettanto vintage splendidamente cantata da Chrissie e “The Buzz” uno squillante midtempo elettroacustico sulla dipendenza amorosa con il sound classico dei Pretenders migliori.

Nel complesso un lavoro molto buono, pur non essendo allo stesso livello di “Break up the concrete” del 2008, ma quello fu uno dei punti più alti mai raggiunti dai nostri nella loro discografia. Possiamo sicuramente accontentarci e notare che la Hynde e i suoi scudieri restano sempre una band che, quando si tratta di scrivere canzoni, hanno una dote non comune. Una scommessa vinta a mani basse e un ritorno davvero rinfrancante, a quattro anni di distanza da “Alone”!!!


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