Nel 1972 nello stato del Vermont, nei pressi delle rive del lago Champlain e non distante dal Mt Philo State Park, ebbe inizio la storia della Philo Records.
Bill Schubart e il fratellastro Michael Couture erano appassionati di musica e di strumentazioni per la registrazione, così acquistarono un fienile che ristrutturarono a proprie spese. Con la collaborazione dell’amico e architetto Arthur Norcross ne fecero uno studio di registrazione e a capo di un anno la Earth Audio Techniques, Inc. e la Philo Records, Inc. furono il primo studio multitracce con etichetta annessa del Vermont.
Molti musicisti dell’ambito folk di quelle zone iniziarono a frequentare lo studio, un po’ come fosse una seconda casa.

Tra i primi affezionati a quel luogo c’era Craig Morgan, uno dei migliori interpreti di canzoni marinare di sempre, il suo album “Them Liverpool Judies” del 1973 è il numero 1002 (il secondo della prima serie, la 100) e vede lo stesso Michael Couture alle seconde voci.
L’ambiente creativo e fertile che si verrà a creare in questa location è dovuto ad una politica volta alla collaborazione rispettosa con gli artisti piuttosto che al loro sfruttamento in favore del profitto dell’etichetta.


Così si esprime Bill Schubart:
“Quando io e mio fratello Mike Couture creammo l’etichetta abbiamo semplicemente eliminato il ruolo dell’A&R [acronimo che sta per Artists and Repertoire, “artisti e repertorio”, che è la divisione di un’etichetta discografica responsabile della scoperta di nuovi artisti da mettere sotto contratto. L’A&R rappresenta il tramite tra l’artista e l’etichetta e spesso interpreta le preferenze dell’etichetta] ed abbiamo dato agli artisti il controllo completo sulla scelta del materiale artistico e dei collaboratori in studio. La voce si diffuse negli ambienti musicali e fummo sommersi da artisti in cerca di opportunità per sviluppare il loro progetto musicale così come l’avevano concepito”


Anche Utah Phillips (1935-2008) giunse all’Earth Audio Techniques in quegli anni, il suo “Good Though!” è del 1973, numero di catalogo 1004.
Nato Bruce Duncan Phillips, prese il soprannome di U. Utah Phillips seguendo la consuetudine degli hobo [semplificando, lavoratori nomadi che vivevano on the road, trasferendosi da un luogo all’altro per lo più saltando su e giù dai treni merci che attraversavano gli States] che erano soliti scegliere una lettera seguita dallo stato di nascita e dal cognome. Nel corso della sua vita itinerante, conobbe negli anni ’50 la cantante folk Rosalie Sorrels che interpretò alcune delle sue canzoni. Anarchico e pacifista per sua stessa definizione, fu attivamente impegnato nelle lotte per i diritti dei lavoratori facendo parte dell’Industrial Workers of the World.
Essendo un inappagabile trainhopper, molti dei suoi album sono intrisi di tematiche riguardanti vari aspetti legati alla complessa realtà delle railroads specialmente all’epoca dei treni a vapore.
Per la Philo Records pubblicò in tutto quattro album, “Good Though!”, “El Capitan” (1975),
“All Used Up: A Scrapbook” (1980), “We Have Fed You All a Thousand Years” (1983).


Dopo un paio d’anni di attività gli artisti della Philo erano tanti e talentuosi, tra gli altri Jim Ringer, Mary McCaslin, Jim Brewer, Priscilla Herdman, Tom Mitchell, Martin Grosswendt, Jean Redpath, Lew London, Dave Van Ronk, Jay Ungar & Lyn Hardy, Rosalie Sorrels, tutti artisti che avevano grandi doti nel performare dal vivo, caratteristica imprescindibile per poter entrare in casa Philo.

Altro punto d’interesse dei fondatori della label, fu la conservazione del patrimonio musicale popolare tramandato attraverso i secoli.
Così nacque la Fretless Dance Series, che porta il prefisso 200 nella numerazione di catalogo Philo.
Di fatto fu attuata una collaborazione tra l’Alcazar Productions, Inc. e la Philo Records, Inc.

Alcazar era una corporazione di musicisti interpreti di musiche per la danza ed appassionati, e lo scopo era quello di riscoprire, registrare e distribuire questa tipologia di musica tradizionale, cosa che puntualmente sarà realizzata nello studio della Philo, ad esempio con la produzione di artisti come Jean Carignan, violinista del Québec, di cui viene pubblicato l’album omonimo nel 1973, numero di catalogo 2001.

Jean Carignan (1916-1988) fu un talentuoso violinista formatosi suonando fin da bambino il repertorio popolare insegnatoli dal padre, poi fu allievo del violinista e compositore canadese Joseph Allard, ed ebbe il plauso di grandi violinisti come Yehudi Menuhin, che gli rese omaggio nel 1980 condividendone il palco al Theatre de Quat’ Sous a Montréal.
Tra i violinisti popolari franco-canadesi, Jean Carignan fu il principale protagonista della trasmissione del patrimonio celtico ed in particolare dello stile Sligo (dal nome della contea irlandese) di Michael Coleman, e fu senza dubbio quello che ne preservò meglio l’originalità, perché seppe dare al suo virtuosismo una grande energia gioiosa preservando così l’allegria che questa musica nata per far danzare deve necessariamente avere.

E’ una buona musica per ballare, ma è bella anche da ascoltare. Ed è importante che si tramandi l’idea che la musica suonata dal vivo in ambito popolare (ma anche di corte) avesse la funzione di far ballare.
Nel 1979 nasce la serie 9000, che volge lo sguardo al jazz nelle sue nuove tendenze, dalla fusion alla commistione con l’elettronica.


Il 1979 è anche l’anno in cui la situazione economica della Philo inizia ad essere precaria, due dei suoi maggiori distributori vanno in bancarotta, e nonostante il catalogo dell’etichetta goda di grande credito presso la critica, purtroppo le vendite non sono proporzionali alla qualità delle proposte musicali, che continuano a premiare le idee e la genuina espressività degli artisti a discapito di politiche votate alla commercializzazione dei prodotti.

La Philo fu acquistata dalla Rounder Records che ne acquisì il catalogo lasciando che le uscite successive mantenessero il marchio Philo. Il nuovo corso portò buone cose, vennero di nuovo resi disponibili titoli che erano esauriti, in taluni casi riversati su cd da vinile. Grazie ad una distribuzione migliore garantita da Rounder l’attività della Philo continua.

E’ del 1982 “Elements” album omonimo (Philo 9011) che vede all’opera Mark Egan al basso e percussioni, Danny Gottlieb alla batteria e percussioni, Clifford Carter alle tastiere e Bill Evans al sax.
E’ un album piuttosto scialbo, che vorrebbe essere d’atmosfera ma risulta piatto e noioso.


Sorprendente per la lontananza di genere dalla norma della Philo, nel 1980 vede la luce “The Expanding Universe” di Laurie Spiegel, importante lavoro di musica elettronica, catalogo Philo 9003.
Laurie Spiegel nasce a Chicago nel 1945, la sua formazione è DIY, figlia di un percorso personale molto approfondito ed articolato che la porta dal banjo alla musica elettronica. Lavora sullo sviluppo di un’estetica presa in prestito dalla musica folk, la traduce in termini di suoni ed atmosfere grazie ad oscuri algoritmi matematici. Il risultato è un disco molto etereo ma non banale dove le melodie appena accennate si rincorrono o si rispondono, come in una eco.


Terminiamo la carrellata sugli artisti di casa Philo, col nome che è rimasto indubbiamente il più celebre: nel 1984 esce “Once in a Very Blue Moon” di Nanci Griffith, catalogo Philo 1096.
Sicuramente è uno dei suoi album migliori, evocativo e terribilmente realistico.


Nel 2010 la Rounder Records viene acquisita dalla Concord Music Group, che prosegue l’opera di mantenimento dei cataloghi delle etichette che nei decenni passati hanno contribuito grandemente alla conservazione del patrimonio musicale popolare nonché alla nascita e allo sviluppo di nuove tendenze.


© Silvia Dodi

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