Un Miasma contagioso, proveniente dalle paludi più remote, sta circondando città e villaggi. Potrebbe trattarsi di un morbo alieno, come in un film di fantascienza, oppure potrebbe derivare da una paura più profonda, causata da chiunque voglia controllarci, come nella vita reale. Freak, queer e outsider saranno i primi a rendersene conto e a combatterlo.
In ogni caso: aspettatevi delle mutazioni. I rivoluzionari OvO, nel loro nono album, cercano di restituire quanto fantascienza e realtà siano a ben vedere contigue nella nostra contemporaneità e quanto, dunque, il miasma sia vicino a noi.
Bruno Dorella (Ronin, Bachi da Pietra, Tiresia, GDG Modern Trio, Sigillum S, ecc.) e Stefania Pedretti (?Alos) hanno fatto un passo indietro, verso le loro radici punk/hardcore, e hanno mantenuto intatta la loro tipica elettronica organica e rumorosa, così come la contaminazione radicale fra tribalismo e futurismo, aggiungendo una significativa quantità di caos, nella rappresentazione alchemica delle tre fasi del miasma (Psora, Lue e Sicosi, secondo il saggio “Malattie croniche” di Samuel Hahnemann risalente al 1828).
Hanno realizzato, in questo modo, uno dei loro dischi più morbosi. Come avvenuto per i precedenti due album (“Abisso” del 2013 e “Creatura” del 2016), tutto è iniziato con alcuni loop e pattern ritmici che il batterista Bruno ha proposto alla cantante e chitarrista Stefania. I due hanno poi voluto lasciare un po’ di spazio per il contributo di alcuni ospiti, la grande band norvegese post‐punk Årabrot su “L’eremita”, la trapper Gnučči su “Esting My Poise” e Gabriele Lepera dei sabotatori synthpunk Holiday Inn su “Burn De Haus”.


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