OLD 97’S- “Twelfth” cover albumOld 97’s, l’iconica alternative-country band guidata da Rhett Miller pubblica su ATO Records il dodicesimo album della propria carriera. Sulla scena ormai da 27 anni, si sono formati nel 1993, la line up della band è ancora quella originale: Reth Miller, il chitarrista Ken Bethea, il bassista Murry Hammond e il batterista Brad Peeples. “Twelfth” è stato prodotto da Vance Powell ed è stato registrato a Nashville prima dello scoppio della pandemia.

Che li si ami o no, è impossibile non rispettare gli Old 97’s come una sorta di istituzione musicale americana. Non ci sono molti gruppi che abbiano continuato la propria attività per oltre un quarto di secolo con la formazione originale intatta. E anche se la band, con sede a Dallas, non è mai stata protagonista nelle grandi arene e non ha mai goduto di un successo commerciale tale da renderli famosi, è improbabile che nessun fan americano non abbia ascoltato la loro musica o li abbia visti dal vivo dal debutto del 1994.

Alcuni potrebbero lamentarsi che gli Old 97’s non sono cresciuti molto dalla loro incarnazione musicale iniziale; una combinazione astuta di country twang, rockabilly e pop in stile britannico guidato dalla voce fanciullesca del frontman Miller. E anche se nessuno si è impegnato più di tanto per dare un titolo alla loro dodicesima fatica in studio (esclusa una raccolta natalizia composta principalmente da originali e un ruggente doppio live set), gli elementi consolidati del gruppo rimangono saldamente al loro posto. Non si reinventano, non hanno alcuna voglia di uscire dalla loro cifra stilistica. Ma i problemi di salute (il batterista Brad Peeples si è rotto il cranio cadendo sul pavimento prima di partire per il tour di “Graveyard Whistling” del 2017 , il chitarrista Ken Bethea ha subito un intervento chirurgico alla colonna vertebrale per riacquistare le sue capacità motorie e, tra l’altro, Rhett è diventato sobrio) hanno concorso a farli apprezzare per quanto realizzato in passato.

Sul suono di “Diamonds on Neptune” in stile Tom Petty, Miller canta “Sai che sono sempre in movimento / Lasciare è quello che faccio / Vado dall’insegna al neon all’insegna al neon”, riassumendo la vita di un musicista. Rivisita i suoi giorni alcolici con “L’happy hour era tutto tranne che sbagliato di nuovo” su “Happy Hour” e “Absence (What We’ve Got)” con “E il vino si trasforma in whisky / E il whisky si trasforma in lacrime / È stato così per anni.” Non c’è molto del rockabilly scoppiettante che ha mantenuto carico il sound degli Old 97’s nel corso degli anni. Ma l’energica locomotiva di “Bottle Rocket” gestisce quel suono con l’energia e la spinta che hanno alimentato questi ragazzi quando sono emersi come uno degli act più interessanti di country-rock ribelle per l’etichetta Bloodshot nel 1995. Sull’agrodolce “I Like You Better”, Miller rivisita le sue insicurezze cantando “Mi piaci di più dei miei dubbi / Quella cosa che non mi lascia mai uscire di casa / Quel mostro è il mio unico amico” su una ballata squillante che potrebbe ricordare un pezzo minore dei Byrds. La maggior parte di questi brani, anche i due cantati dal bassista Murry Hammond, avrebbero potuto emergere da qualsiasi precedente raccolta dei nostri. E anche se avrebbero dovuto considerare di sostituire il sonnolento finale di “Why Don’t We Ever Say We’re Sorry” con qualcosa di più eccitante, ci sono altre undici tracce solide che rafforzano il già impressionante catalogo della band.

Non ce ne sono molti in grado di mantenere accesa la fiamma musicale per così tanto tempo e mantenere la qualità che si trova qui. Se la salute di tutti regge, non c’è nulla che impedisca ai ragazzi di continuare la loro lunga serie di pregevoli album!!!


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