Vi ricordate dei mitici Clouddead, gruppo cardine di quello che agli inizi del nuovo secolo venne definito alternative hip-hop? Forse no, allora voglio che poniate l’attenzione sull’uscita di “Mirrors”, nuova fatica di Odd Nosdam che di quel gruppo faceva parte, oltre ad essere il fondatore dell’etichetta Anticon, una figura fondamentale di quel hip-hop sperimentale che si muoveva parallelo, ma distante anni luce, da quello mainstream.
Il lavoro è uscito unicamente in vinile, è un album dalla durata limitata (una mezz’oretta), composto da brani solo strumentali, in cui vengono utilizzati campionamenti presi da vecchi LP stampati privatamente assieme a suoni trovati. L’idea era quella di far uscire un disco con suoni che avessero un aspetto evocativo e psichedelico pur nel contesto di beat precisi e scheletrici. Non mancano in ogni caso i suoni texturali densi ed intricati, che è poi quello che fuoriesce dai solchi.
La prima facciata è composta da sei brani e risulta più frammentata. È come un flusso che scorre all’interno del quale si materializzano, quiete melodie ed echi vocali, fraseggi di piano, distorsioni, synth volteggianti che hanno connessione con i My Bloody Valentine.
Il secondo lato conta di due soli lunghi pezzi. Il viaggio multicolore di “Mirrors 2” e le ambientazioni malate, ricche di tensione che caratterizzano “Re:flect”.
Non consigliato a tutti, ma solo ai conoscitori di Odd, perché, per quanto dotato di fascino, è un’opera troppo breve e, in alcuni casi, poco curata nelle scelte sonore!!!


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