NEIL YOUNG & CRAZY HORSE – ‘Barn’ cover albumNeil Young torna con i Crazy Horse a due anni da “Colorado”. Il disco s’intitola “Barn” ed è uscito il 10 dicembre via Reprise. Ad anticiparlo, “Song of the Seasons” – inizialmente disponibile per lo streaming ai sottoscrittori della newsletter del folksinger sul sito ufficiale Neil Young Archives – e “Heading West”, il primo un quieto folk acustico con inserti di armonica a bocca e fisarmonica e il secondo un classico brano elettrico à la Crazy Horse.

All’età di 75 anni, un’età in cui la maggior parte delle band e degli artisti si concentrano per assicurarsi di essere ricordati per i loro successi passati, Neil Young – come Paul McCartney e quasi nessun altro – continua ad essere più interessato al proprio presente. Ancora irrequieto, Young potrebbe prendersi cura unicamente del proprio archivio, ma invece continua a proporre nuova musica con una frequenza che farebbe vergognare la maggior parte degli ottusi del pop da stadio del 21° secolo, attualmente scambiati con il termine ‘rock’. Ora è tornato di nuovo con l’ennesimo lavoro, questa volta con i suoi collaboratori di lunga data ad alta voce, Crazy Horse: Ralph Molina, Billy Talbot e Nils Lofgren.

Anche se non necessariamente apre nuovi orizzonti, l’ultimo set di Young risuona come composto con fervore e sinceramente attuale, e la formazione è impegnata come sempre in una performance autentica e vigorosa.

Il progetto si apre con “Song of the Seasons”, lo schema percussivo di Neil che ricorda a intermittenza “Heart of Gold” del 1972. L’armonica e l’armonium aggiungono un tono rustico al brano. Dal punto di vista del testo il pezzo è un tributo saltuario a una relazione che ha resistito a numerose sfide (‘Siamo così insieme nel modo in cui ci sentiamo / Che potremmo finire ovunque’). Le misure di apertura di “Heading West”, con accordi aperti intrisi di distorsione, rimandano al secondo LP solista di Young e al primo con Crazy Horse, “Everybody Knows This Is Nowhere” del 1969. La voce del nostro è ariosa e senza pretese, indicativa del suo mantra ‘first take, best take’ spesso sposato.

“Canerican” è una versione satirica della politica americana (‘Sono americano, americano è quello che sono / ho votato e ora ho il mio uomo’). Le sequenze melodiche contrastano dinamicamente con i lick vagamente staccati di Lofgren. Talbot e Molina mantengono un ritmo costante ma pieno di accenti. L’assolo esplosivo di Young, pieno di spavalderia da whammy-bar, è conciso ma visceralmente gratificante. In “They Might Be Lost”, una melodia sensuale e una narrativa sconclusionata su un solitario/estraneo che aspetta ‘che i ragazzi vengano a prendere le merci’ ricordano “Trans-Am” di “Sleeps with Angels” del 1994 e “Crime in the City” di “Freedom” del 1989.

“Welcome Back” inizia con un’introduzione ritmica che ricorda il riff caratteristico di “Cowgirl in the Sand” del 1969. Il canadese allude implicitamente al cambiamento climatico, alla fame nel mondo e alle disuguaglianze sistemiche, indicando anche l’ingegno umano e la nostra capacità di adattamento. In questo modo, trova un equilibrio tra distopico e fede, come ha fatto in modo più evocativo in “After the Gold Rush” degli anni ’70. Mentre la melodia si svolge, le note nerborute di Young e i passaggi fluidi, le eufonie e le discordie evocano alternativamente un senso di euforia e ansia. La chiusura, “Don’t Forget Love”, è un promemoria malinconico che il cambiamento positivo e il significato sostenibile dipendono dalla presenza e dalla coltivazione dell’amore.

Anche quando Neil Young & Crazy Horse impiegano elementi sonori e tematici familiari, come fanno in “Barn”, le loro offerte raramente suonano in modo meccanico o sembrano generate in modo formale. Le loro navigazioni di sublimità contro sottigliezza, massimalismo contro spaziosità e improvvisazione libera contro composizione precisa sono come filoni stilistici inesauribili, che influenzano molti dei principali movimenti della musica popolare, tra cui art-rock, noise-rock, shoegaze e grunge, come eredi contemporanei di questi generi. Per fare riferimento alla collaborazione del 1976 di Young con Stephen Stills, potrebbero durare a lungo (“long may ‘they’ run”)!!!