MY MORNING JACKET- “The Waterfall II” cover albumNon sono mai riuscito ad apprezzare fino in fondo la musica proposta dai My Morning Jacket. Tanti, come me, considerano la band infinitamente migliore sul palco che non tra le mura di uno studio di registrazione. Qualcosa difetta da sempre nella scrittura delle canzoni, ma più di tutto è sempre mancata, al gruppo, la capacità di imprimere un proprio marchio generazionale: troppo ‘adulti’ e conservatori, i Nostri, per la maggioranza del pubblico giovanile, quello che guarda al mondo indipendente, ma non ancora abbastanza d’esperienza per raccogliere i favori di un’audience più vasta. Non hanno finora retto il confronto con i grandi gruppi rock del passato, ma neanche con quelli del loro presente: per citare due band contemporanee dai riferimenti simili, non hanno mai avuto l’estro compositivo dei Built To Spill, né l’emotività viscerale delle melodie dei Band Of Horses. Bisogna però ammettere che non seguono le mode del momento, ma perseguono il tentativo di proporre il loro suono a discapito dell’accoglienza che potranno ricevere da critica e pubblico.

Sono trascorsi cinque anni dal giorno in cui la formazione di Jim James ha dato alle stampe “The waterfall”, ora hanno pensato fosse giunto il momento di dare il seguito a quell’album con un secondo volume. “The waterfall” e “The waterfall II” sono stati registrati insieme e l’idea era quella di pubblicare tutto sotto forma di triplo album, poi pensarono di dividere i brani e fare uscire due progetti distinti. Entrambi raccolgono brani registrati nel 2013 e 2014.Era cosa nota che quelle session passate in buona parte ai Panoramic House Studios di Stinson Beach (California) e completate tra Oregon e Kentucky con il produttore Tucker Martine fossero state particolarmente feconde e fortunate. Il nuovo disco contiene sette inediti e tre pezzi già pubblicati: il dinamico singolo del 2016 “Magic Bullet” col suo ipnotico groove; “The First Time” che abbelliva la colonna sonora della sfortunata serie “Roadies”; la struggente “Welcome Home” suonata in una I Tunes Session nel 2011.

Questo secondo capitolo è meno vario del predecessore, si basa infatti su sonorità più intime ed alt-country che non sulla psichedelia (comunque ben rappresentato dalla solida e invitante “Wasted” che da sola vale l’ascolto) ma capace in ogni caso di regalare alcune belle canzoni.

Fin dall’apertura di “Spinning My Wheels” – che riporta suggestioni della scena psichedelica degli anni sessanta – la voce di Jim James appare in una veste quasi spettrale che perdura lungo tutto l’album e che mescola generi e sonorità senza mostrare chiari punti di riferimento, passando dai toni bassi dell’apertura e di “Still Thinkin” allo slide brioso di “Climbing The Ladder”, che fonde sonorità western a sonorità quasi da ballare. Il blues rock arriva quasi nel finale, con “Wasted” che parte sotto l’effetto psichedelico di chitarre e cori per diventare una sorta di jam session impreziosita da scale di tastiera e corni, raggiungendo così il punto più interessante dell’intero album, che giunge a conclusione con la piacevole “The First Time”, dove spiccano le armonie e vocali.

Il ritorno dei My Morning Jacket non aggiunge nulla alla loro discografia, ma fa ben sperare per il futuro. Questo è un album assemblato con i pochi mezzi a disposizione causati dal momento in cui siamo immersi, non raggiunge i picchi del primo volume, ma rimane in ogni caso un lavoro pregevole!!!


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