MONOLAKE: “Archaeopteryx” cover albumA volte ti avvicini all’ascolto di un disco senza nessuna aspettativa e, alla fine, ne rimani entusiasta, perché il nuovo lavoro di Robert Henke, in arte Monolake, è uno dei migliori che mi sia capitato di ascoltare nel corso di quest’annata. Si tratta di un album dalla durata notevole, oltre un’ora e mezza, composto da diciannove tracce e mette in mostra un notevole salto qualitativo da parte del produttore tedesco. Con questo disco il nostro raggiunge i vent’anni di attività nell’ambito della computer music sotto il moniker di Monolake.

Il più lungo e lineare album di Monolake basato sulla narrativa, è allestito come il sogno bagnato di un ingranaggio: Ableton Live, Wavetable, Operator, MaxMSP, Granulator II, Celemony Melodyne, Sequential Circuits Prophet VS, Dave Smith Instruments Prophet 12, Yamaha SY77, Yamaha DX-7, PPG Wave 2.3, New England Digital Synclavier II, Ensoniq ASR-10, Oberheim Xpander, alcune cose modulari, Alesis Quadraverb, Lexicon PCM 80, Publison DHM-89 B2, Quantec QRS, Eventide H3000, Eventide Eclipse, Dynacord DRP 20, AMS RMX 16, Linn Drum modificato, Sequentix Cirklon.

L’abilità di Henke nel sound design garantisce un palcoscenico adeguatamente configurato per una fedeltà ottimale, dispiegando un potente arsenale di percussioni e una sfilza di texture di synth esclusive distribuite su 19 tracce e quasi 100 minuti di azione granulare. Per gli assaggiatori, controlla il funk darkside di “Dirac Onyx”, lo skitter a molla elicoidale di “Specimen Fractal”, le varietà dark ambient / film di “Transient Noire” e “Delta Overload”, il drone ambient di Alva Noto di “Phaenon Ono” o elettro-epico distopico, “Alu Minimum” —tutto adatto a fare da colonna sonora alla tua prossima notte con un corto di Ballard, uno dei quali apparentemente ha ispirato l’album, a giudicare dalla narrativa del sito web che lo accompagna.

Il disco si sviluppa tra le coordinate techno e ambient, in modo evoluto grazie all’estrema definizione di timbri, toni, partiture e sound design.

Il design del suono è, come sempre, impeccabilmente sterile e miscelato per uno spazio ottimale, il che significa che risponde bene all’amplificazione senza distorsioni, e simili a stepper strettamente avvolti “Pelton Rota” e “Espace Fourier”, i colpi di synth darkside di “Sinc Response” o i contorni dell’ambiente puro e senza battute di “Phaenon Ono” e l’epica più cattiva “Alu Minimum” suoneranno più impressionanti; pronto per guardare a bocca aperta o accompagnare la tua prossima notte con un romanzo.

È un album che suona estremamente narrativo, la scrittura è molto più elaborata del solito, ogni singolo momento è legato ad una visione d’insieme. Ripeto il miglior prodotto di musica elettronica del 2020, ma, forse, uno dei dischi più importanti che questo maledetto anno ci lascerà come testimonianza di ciò che è accaduto!!!