ModernStudiesTheWeightoftheSun-LP-FRONTKosmische-folk-rock: questa la definizione che si legge nelle note stampa di “The Weight Of The Sun”, terzo LP dei Modern Studies uscito su Fire Record. L’album – recita sempre il comunicato – è edificante, illuminante e in varie occasioni persino ballabile», e unisce gli stilemi sopracitati a un’indole innegabilmente indie-pop piuttosto ambigua nelle atmosfere. La formazione anglo-scozzese è guidata dall’abilità vocale e dal talento dei multistrumentisti Emily Scott e Rob St. John. I ragazzi propongono un folk dai tratti modernisti a cui non dispiace contaminarsi con linee sperimentali. La parabola creativa della formazione li vede iniziare con la semplicità del chamber-pop di “Swell to great” del 2016 per poi fare un balzo in avanti con il lavoro del 2018, “Welcome strangers”, grazie all’utilizzo di ricche e stratificate orchestrazioni.

Uno come Tim Burgess li ha definiti «il punto esatto in cui i Fairport Convention incontrano Jim O’Rourke in una remota stazione ferroviaria scozzese», altri nella recensione del disco precedente parlavano invece di indie pop solo nei colori, parente evidente del folk revival britannico dei Sixties e di certo krautrock. Al di la di certe definizioni fantasiose quello che risulta è che siamo di fronte ad una band che ci piace molto, sarà per quella seduzione senza troppe sofisticazioni che leggevamo in brani in bilico tra immediatezza folk, evidenze pop e timbriche/ritmiche vaporose/circolari sostenute da un’effettistica di chiara matrice psych.

Hanno registrato in uno studio casalingo di Harvey, nella campagne del Pertshire, in cui oltre ai due leader ha visto protagonisti anche Pete Harvey al basso e violoncello e Joe Smillie alla batteria. Si caratterizzano per melodie semplici avvolte da arrangiamenti sofisticati. Questa è la loro forza, ma anche un punto a loro sfavore perché non permette di incontrare il gusto di un pubblico più vasto. Non abbastanza sperimentali per solleticare gli appetiti dei più intransigenti e non abbastanza pop o cool per conquistare gli amanti di Beach House e compagnia – nonostante vi sia, tra le due formazioni, più di un punto di contatto, stilisticamente parlando. E infatti, giunti al terzo disco hanno collezionato appena un migliaio di like sulla pagina Facebook ufficiale, e cioè la dote con cui solitamente si presenta al primo album un musicista emergente dalle nostre parti. Segno che nonostante il beneplacito della stampa di settore, arrivato più o meno da ogni latitudine, e un contratto con Fire Records – notoriamente molto attenta a selezionare gli artisti da far rientrare nel proprio roster – i Modern Studies rimangono ancora un act di culto. Personalmente poco mi importa di queste considerazioni mercantilistiche, perché i Modern Studies mi piacciono parecchio. Ed è un peccato che pochi se ne accorgano della bravura di Emily Scott, Rob St John e colleghi nel miscelare nelle giuste proporzioni gli immaginari di riferimento, col fine di ottenere un cocktail morbido, gustoso e ricercato che non vuole per forza stupire, ma affascina.

L’abilità dei nostri è tutta racchiusa nei piccoli dettagli, ad esempio nei cori oscuri della chiusa di “Photograph”, nel motorik di “Run For Cover”, nel mood onirico di “She”, negli arpeggi su tempi irregolari di “Corridors” e in mille altri piccoli stratagemmi capaci di rendere “The Weight Of The Sun” un lavoro fresco e apprezzabile. Il disco si rivela pienamente solo dopo ripetuti ascolti. La raccolta mette in mostra una scrittura brillante e ricca di pathos dall’anima inquieta e aperta alla sperimentazione, che trae linfa proprio dal suo essere poco irregimentata, nonostante un contesto segnatamente riconducibile al più classico songwriting!!!


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