MATTHEW DEAR – ‘Preacher’s Sigh & Potion: Lost Album’ cover albumCome il titolo suggerisce non si tratta esattamente di un nuovo lavoro del celebre produttore e musicista americano, ma di un album registrato dieci anni fa e messo da parte e che vede la luce solo oggi. Il disco è stato prodotto, arrangiato e registrato in un importante momento della carriera di Matthew Dear, gli stessi anni in cui ha pubblicato album iconici per la scena elettronica come “Black City” e “Beams”, che segnavano progressivamente il suo allontanamento dal dancefloor in direzioni art-pop, seguendo la lezione di Bowie, Byrne e Eno. La press release racconta di un producer che, durante la realizzazione di questo album, ha pescato «direttamente all’influenza del suo defunto padre come chitarrista fingerpicking negli anni ’60 e ’70, trovando una porta d’accesso alla musica di John Prine, Townes Van Zandt e Emmylou Harris».

‘Durante un viaggio ad Austin, ho preso parte dell’attrezzatura di mio padre e ho provato a mettere in scena una canzone utilazzondo ciò che sapevo sull’arrangiamento techno, ma ho usato le sue chitarre e vari piccoli strumenti per sovrapporre un suono più organico basato sul loop. Direi che è stato l’inizio di questo album. Rendermi conto che potevo applicare quello che stavo facendo al computer all’altra musica che amavo e con cui sono cresciuto’ così si esprime Matthew sull’idea che si cela dietro la realizzazione dell’opera.

Il nuovo album si muove su beat minimali e suggestivi parti vocali dal mood psichedelico, dove blues, rock, pop ed elettronica si sposano alla perfezione. “Preacher…” arriva a 3 anni di distanza da “Bunny”, la raccolta che segnò il ritorno discografico di Dear dopo un lungo periodo di inattività in studio. Anche se registrato due lustri fa ha un suono attuale che non mancherà di fare felici i fan dell’artista di Kingsville, Texas.

Sono tre gli estratti ad anticipare l’uscita del disco. “Muscle Beach” suona come un omaggio alla tradizione country-folk americana, con tanto di tamburello e voce baritonale blues dell’autore che narra di un giovane in fuga, si apre con una chitarra twangy e viene presto trasportato da un ritmo slinky barnhouse e battiti delle mani. Agli ascoltatori può essere ricordato Beck su canzoni nervose come “Crash and Burn”, con i suoi ganci per chitarra rimbalzanti e le distorsioni vocali statiche. Nel frattempo, la voce inquietante di Dear nel rapido e zitto “Never Divide” suona come una versione possessiva di Justin Vernon. Queste e altre sperimentazioni rendono Preacher’s Sigh & Potion un album provocatorio che è diverso da qualsiasi altra cosa nella discografia di Matthew. Il secondo singolo, “Hikers Y”, ci riporta al Matthew Dear che fonde bassline da club e forma canzone malinconica; la terza anticipazione, “Supper Times”, riposa in un’onirica e psichedelica dimensione dream-pop.

Tuttavia, le 11 canzoni del disco sono comunque contrassegnate con lo stile lirico dark humor del nostro e il senso impeccabile come produttore. Il caleidoscopico “Sow Down” presenta affascinanti strum di chitarra ed effetti elettronici che attenuano i testi forieri di oscuri presagi di Dear (‘You-You put me in this corner/And you-you will pay the price/I-I will be the lion’). “All Her Fits”, momento clou dell’LP, è due tracce in una, iniziando come una composizione soft mid-tempo prima di cedere il posto a un breve pianoforte strumentale. Eppure, appena, la canzone torna in vita, trasformata grazie a distinti cambi di accordi, la chitarra acustica e tastiere luminose evocano sensazioni di calore e tenerezza, anche se le parole di Dear sono tutt’altro che rivolte in quella direzione.

Non una novità in senso assoluto, ma un piacevole ascolto dall’inizio alla fine!!!