MATT BERRY- “Phantom Birds” cover albumAttore e musicista Matt Berry pubblica il suo ottavo album intitolato “Phantom Birds” per Acid Jazz. L’album si ispira a “John Wesley Harding” di Bob Dylan ed è stato registrato in modo minimale con pochissimi musicisti, infatti oltre a Matt, che suona la maggior parte degli strumenti, si sono aggiunti Craig Blundell alla batteria e B J Cole alla pedal steel .

È chiaro dalla sua musica che Berry è un appassionato collezionista di dischi, il tipo che si addentra in un determinato stile e cerca di rintracciare tutto ciò che vale la pena ascoltare. Ogni album che ha realizzato suona come il lavoro di qualcuno in preda ad una particolare ossessione: “Kill the Wolf” era folk-rock britannico, “Music for Insomniacs” era musica di sintesi new age, “Television Themes” si spiega da sé, basta il titolo per comprendere.

Il suo album del 2016, “The Small Hours”, ha impressionato per la sintesi delle sue varie influenze in un suono delicatamente psichedelico che ha toccato il cantante / cantautore classico e anche elementi soft rock.

“Phantom Birds” del 2020 aggiunge una buona dose di country rock nel mix, per lo più sostituendo i sintetizzatori vintage e gli arrangiamenti stravaganti con pedal steel e strimpellate sommesse e pacate. Berry suona come fosse perfettamente a proprio agio, a casa sua, in questi nuovi ambienti; la sua voce strascicata si adatta bene al genere e utilizza principalmente lo stile come una spezia che si ripiega nel suo stufato musicale senza problemi.

Tracce come “Moonlight Flit” e “That Yellow Bird”, con le loro pedal steel in picchiata, i riempimenti di vibrafono e gli ampi arrangiamenti, rientrano nella cosmica categoria Americana, mescolando il tradizionale con l’insolito, in modi che Gram Parsons avrebbe sicuramente apprezzato.

Certamente sfrutta al massimo il supporto lirico raccontando alcune storie di profonda capacità letteraria, prestando saggezza e, in generale, proiettando un senso di calma serenità sul procedimento. Risulta più lucido e, nel complesso, più semplice di alcuni dei suoi lavori precedenti. Potrebbe essere per le pedal steel, molto eteree, oppure per le chitarre acustiche che sostengono la maggior parte del disco, ma raramente il nostro ha suonato così rilassato e a proprio agio. Le melodie facili e il canto sottile della title track sono qualcosa di nuovo e molto gradito; gran parte del resto dell’album colpisce per questa familiarità e crescita, e rende l’ascolto molto soddisfacente.

Se Berry continuerà a progredire e impressionare a questo livello, potrebbe presto essere ricordato come un musicista che recita piuttosto del contrario!!!