MATT BERNINGER: “Serpentine Prison” cover albumSolo una settimana dopo aver registrato con i The National l’ottavo disco in studio “I Am Easy to Find” nel dicembre 2018, Matt Berninger, il cantante della band di Cincinnati, ha iniziato a scrivere materiale per il suo primo LP da solista. Dopo così tanto tempo trascorso con il gruppo Matt ha avvertito l’esigenza di una carriera solista, da riflessivo ed elegante cantautore. Siamo distanti dai suoni della band, sia a livello di sperimentazioni sia sul piano dell’urgenza stilistica. È un lavoro messo insieme delicatamente che brilla di una cruda intimità, qualcosa che è sostenuto da lampi di country, jazz e soft rock. Lo stesso LP ha sfumature e un approccio “less is more”, che è una dicotomia rispetto all’inizio del disco dato che era piuttosto un affare di collaborazione. Berninger ha chiamato a produrlo il leggendario Booker T. Jones mentre una vasta gamma di musicisti ha contribuito alle fragilità dell’album. I contributi arrivano da una vasta presenza di ospiti quali Matt Barrick (The Walkmen, Jonathan Fire * Eater), Andrew Bird, Mike Brewer, Hayden Desser, Scott Devendorf (The National), Gail Ann Dorsey (David Bowie, Lenny Kravitz ), Teddy Jones, Brent Knopf (EL VY, Menomena), Ben Lanz (The National, Beirut), Walter Martin (The Walkmen, Jonathan Fire * Eater), Sean O’Brien, Mickey Raphael (Willie Nelson, Bob Dylan), Kyle Resnick (The National, Beirut), Matt Sheehy (EL VY, Lost Lander) e Harrison Whitford (Phoebe Bridgers). La produzione aggiuntiva dell’album è stata fornita da Sean O’Brien.

Sia dal punto di vista sonoro che dei testi, “Serpentine Prison” è pieno di delicata emotività. È un’opera dai toni sommessi. Le chitarre brillano delicatamente, la batteria viene spazzolata o picchiettata finemente, mentre il più debole pulsare del basso agisce come un battito cardiaco distante. L’uso di ottoni e archi provoca una propensione cinematografica, ma il loro utilizzo è prudente per tutta la durata della raccolta. Lo stesso si può dire per il solitario trillo dell’armonica, c’è l’inconfondibile consegna vocale di The National; una voce che è insieme liscia e ruvida, come una pietanza che è, contemporaneamente, dolce e sapida.

La ricerca dell’anima, i temi dell’amore perduto e ritrovato e lo sconforto riempiono il disco. “Oh Dearie” trova Matt ad un livello basso, mentre la sua voce è rozzamente scolpita e una bella chitarra acustica tremola con una fragile complessità. In “One More Secured”, un debole ritmo incornicia un lavoro di chitarra più delicato, prima che la canzone si dispieghi al suono di un pianoforte tremante e di una tonalità di organo. Matt può essere ascoltato raccontare le storie di una relazione che sta virando vicino agli scogli ‘il modo in cui abbiamo parlato la scorsa notte / sembrava un diverso tipo di combattimento’, mentre il cantante supplica ‘dammi un secondo in più per asciugarmi gli occhi / dammi un minuto in più per capire‘ sapendo benissimo che non ha il tempo necessario. Il brano d’apertura, “My Eyes Are T-Shirts”, segue un percorso simile, poiché troviamo la voce ghiaiosa di Berninger esaltata da leggeri toni jazz. “All for Nothing” è il punto in cui l’album si trova a cavallo tra la debolezza notturna della vulnerabilità e la grandiosità, mentre un solitario tocco pianistico e le corde lamentose si gonfiano gradualmente fino a diventare qualcosa di veramente strappalacrime e un impeto inebriante di ottoni toglie il fiato.

Un disco che è come il diario segreto del cantante a cui viene dato accesso affinché tutti possano scrutare i suoi segreti e pensieri più intimi!!!