MATHIAS EICK – ‘When We Leave’ cover albumIl trombettista norvegese Mathias Eick ha uno di quei toni, e uno stile di suonare, che lo rende immediatamente riconoscibile tra i suoi coetanei. Il suo suono malinconico e atmosferico, combinato con le proprie composizioni melodiche, non può fare a meno di rendere la sua musica irresistibile dal punto di vista sonoro. E così è, con la sua ultima uscita, “When we leave”, un album che promuove con successo gli umori e le delizie della sua precedente pubblicazione, l’uscita del 2017 “Ravensberg”. Laddove quell’album disegnava ritratti di amici e familiari e abbozzava alcune interazioni personali, il nuovo rilascio segue i suoi protagonisti attraverso un anno travagliato. Un senso di narrativa può essere ricavato dall’interazione di titoli e atmosfera musicale.

Allo stesso modo in cui i compagni trombettisti di Eick, il connazionale Arve Henriksen e il finlandese Verneri Pohjola, attirano l’ascoltatore con la loro bellezza misteriosa e respiratoria, ci sono alcuni paesaggi sonori da far venire ‘l’acquolina in bocca’ qui. La forza delle composizioni del leader della band risiede nella loro ingannevole semplicità. Melodie pittoresche vanno e vengono, a volte quasi palpabili prima di scomparire nella nebbia norvegese. I suoni magici possono essere uditi emanare da una foresta, con l’acqua che cade dolcemente scintillante nella frizzante luce del sole, che danza dentro e fuori fuoco. Ogni momento un attimo individuale nel tempo, ma meravigliosamente equilibrato e connesso al tutto.

La natura connessa della band è di grande importanza. Ed è qui che Mathias ottiene davvero il meglio dalla propria musica. Con Hakon Aase al violino e percussioni, Andreas Ulvo al piano, Audun Erlien al basso, Stian Carstensen alla pedal steel guitar e Torstein Lofthus e Helge Andreas Norbakken alla batteria, tutti i musicisti coinvolti creano un perfetto equilibrio sonoro. Come unità combinata, gli artisti creano un’atmosfera e un lirismo incantevole, contribuendo a dare vita alla narrazione musicale del compositore.

L’apertura dell’album, “Loving” è un ottimo esempio di cosa sia la musica del nostro. Una meravigliosa melodia del trombettista ci conduce dolcemente nel pezzo, con un accompagnamento sensibile e intelligente di pianoforte, basso e batteria. Il violino (che qui suona più come un violino irlandese) sviluppa ulteriormente la melodia, aggiungendo alla bellezza le riflessioni folkloristiche e senza sforzo. E la pedal steel – che colpo da maestro – crea riflessi più profondi all’interno della musica. È uno strumento che non si sente spesso nel jazz, anche se ricordo di essere stato particolarmente colpito dalla sua inclusione nella Fellowship Band di Brian Blade, e qui porta una qualità celestiale alla musica.

Altri sei brani proseguono senza sforzo; “Caring” luccica, “Turning” seduce, “Flying” contempla, “Arvo” vola, “Playing” balla e “Begging” illumina.

Ascoltare questo album è una bellissima esperienza. Emotivo, malinconico, edificante e meraviglioso!!!