MARK STEWART – ‘VS’ cover albumPubblicato l’8 aprile, “VS” è un progetto collaborativo in cui Mark Stewart – indimenticabile voce del Pop Group, e instancabile sperimentatore da ormai quarant’anni, tra post-punk, industrial, avant-dub, elettronica – ha voluto coinvolgere musicisti a lui affini per identità e storia, e che condividono su diversi versanti lo stesso radicalismo sonoro.

Tra gli ospiti e collaboratori, Stephen Mallinder dei Cabaret Voltaire, il compianto Mika Vainio dei Pan Sonic, membri di Front 242 e Consolidated, Mike Watt, il leggendario producer Adrian Sherwood, il japanoiser KK Null, e dulcis in fundo Lee ‘Scratch’ Perry, alla cui memoria è ora dedicato l’intero lavoro.

Parlando alla rivista The Wire nel 2008, Mark Stewart ha detto a Mark Fisher: “L’arte importante di questo periodo è il processo di giustapposizione, mettere qualcosa accanto a qualcos’altro che non c’era prima”. Questo è stato un segno del lavoro di Stewart sin dall’inizio, e c’è qualcosa di eterno in lui, sempre alla ricerca di qualcosa da fare a pezzi. Il recente aggiornamento di “Y in Dub”, in cui il leggendario produttore dub, Dennis Bovell, è stato invitato indietro di quarant’anni dopo per decostruire un disco che era stato chiamato a decostruire in primo luogo, sembrava un puro derridianesimo sonoro in azione.

Mark ha inveito contro il flagello del consumismo negli ultimi quarantacinque anni, un ‘agitatore’ le cui polemiche distorte sono rimaste costantemente furiose, mentre marciavamo inesorabilmente verso il feudalesimo.

La giustapposizione è il modus operandi di “VS”, in quanto il nostro interroga i suoni passati avanti e indietro con i vecchi anarco punk, con le macchine e viceversa: Stephen Mallinder, Eric Random, Mike Watt, Consolidated e Front 242 lavorano tutti in contrasto con il protagonista del Pop Group, con contributi postumi di Mika Vainio e Lee ‘Scratch’ Perry, oltre alle inevitabili apparizioni di mescolanza del vivissimo Adrian Sherwood. Il disco, nonostante tutta la sua riluttanza a passare il testimone alla generazione successiva, in alcuni punti risuona ancora di energia dissidente, accresciuta dal sedicente ladro di fuoco.

I brani più efficaci qui sono quelli realizzati con Eric Random: “Ghost of Love”, e in particolare “No Shadow”, sempre con Mallinder, che infonde parte dell’incubo totalitario di Cabaret Voltaire. Forse inevitabilmente, le collaborazioni che non riescono e sembrano più datate sono con Front 242 e Consolidated, artisti che hanno contribuito a definire, ed ergo sono definiti dalle rispettive epoche. Quando Stewart stava iniziando, il collage musicale era recentemente andato in overground e le guerre di informazioni sonore sembravano vincibili. Questi mash-up a volte sono ancora corroboranti, anche se ora sembrano più rappresentazioni del discorso che un mezzo per il cambiamento!!!