Immancabilmente in nero, con il solito mazzo di chiavi, di nuovo lontano da casa e vicino ai cuori di molti.
Con Duke Garwood, coautore di ‘With Animals’, e Lyenn che dividono il palco con lui, Lanegan si presenta più nelle vesti di confidente che di interprete.
Il repertorio è dei loro due album, più precisamente, la scaletta è esattamente la riproduzione dal vivo prima di ‘Black Pudding’ poi di ‘With Animals’ inframezzati da una breve pausa. I bis uno per ciascuno, ‘I Am the Wolf’ e ‘Broken Seas’. Il senso di ciò sta nel fatto che l’atmosfera risulta molto famigliare allo spettatore… Un po’ come una cerimonia… Dall’inizio alla fine. Il riproporre ogni sera esattamente lo stesso show sposta l’ottica dalla dimensione live a quella del rito ma toglie completamente l’elemento sorpresa a chi eventualmente decide di seguire più date.
Ben suonato e ben cantato, a tratti il tutto è appena strascicato, ma molto poetico. L’ambiente non è favorevole per la fruizione di questo tipo di concerto, il locale è un po’ piccolo, pieno ma non stipato. Il brusio di fondo del vocio umano rende a tratti difficile poter ascoltare distintamente il concerto, pur essendo a pochi metri dal palco. Si può quasi parlare di concerto elettroacustico, il volume è adeguato ad un ascolto composto ed in silenzio, così al New Age si perde tutto in termini di atmosfera. Anche quando Lanegan brandisce un arco e inizia a fendere le corde di una chitarra, le sferzate di suono si perdono nell’indefinito e il senso sfugge, mentre il suono malinconico della diamonica che suona in ‘Last Rung’ scivola lontano senza riuscire ad incidere…
Forse per Lanegan è arrivato il momento di locazioni, almeno in Italia, più intime e con un’acustica più rispondente a situazioni con un basso impatto in termini di volume.
Invece, la sua voce resta inossidabilmente magica nel toccare il profondo dell’anima.
‘If I never made a cent and nobody ever listened to me I would still play music and enjoy it.’


Please follow and like us: