Cover album MARK ERELLI- “Blindsided”Non so se vi sia mai capitato, a me è successo diverse volte, che un disco risulti migliore di quanto non sia in realtà a causa del luogo, del clima della stagione metereologica in cui lo ho ascoltato. Così è accaduto anche in questa occasione con il nuovo album di Mark Erelli dal titolo “Blindsided”. Non appena premuto lo ‘start’ del lettore cd sono rimasto coinvolto fin dalle prime note. Strumenti e ritmi strappati alla migliore tradizione del cantautorato a stelle e strisce, quello che scava a fondo nei sentimenti, ma che si concede anche corse vertiginose e fughe sbarazzine lungo le strade del rock`n`roll e del pop di qualità.

Mark è un cantautore del New England, attivo dal 1999, discretamente bravo, che sembrava lanciato a fare una grande carriera. La discografia conta una quindicina di album, alcuni autoprodotti, ma non è mai riuscito a compiere il definitivo salto di qualità. Ha un discreto seguito di pubblico nella sua zona, niente di eccezionale. Forse gli è mancato il colpo di fortuna, oppure quel brano che gli potesse permettere un riscontro universale. Eppure i suoi dischi sono tutti piacevolmente costruiti, ben dosati nelle componenti melodiche, con i giusti arrangiamenti, ma se la dea bendata non ci sente non c’è niente da fare, si rimane in un limbo come capitato a tanti altri bravi singer-songwriters.

Questa volta potrebbe essere quella giusta per uscire da una situazione di stallo, in quanto siamo in presenza di un lavoro che denota maturità, consapevolezza di sé e convinzione. “Blindsided” è stato inciso a Nashville, raccoglie riflessioni sulla sua esistenza, cantato con voce sicura e appassionata e dotato di testi dai contenuti significativi. Potrebbe essere che in quest’occasione riesca a superare la condizione di outsider grazie a canzoni che mettono in mostra un bel rock stradaiolo sulla scia di Tom Petty e Bruce Springsteen, con venature di ‘Americana’ e pop.

“Can`t Stand Myself” sfila un boogie blues dalla tasca di Bo Diddley, mentre “A Little Kindness” abbraccia una ballad ariosa e vibrante. È evidente come Tom Petty e i Byrds fungono da riferimento per il versante più pop rock del suo songwriting, mentre John Prine illumina il lato intimo e da folksinger. “Her Town Now”, scritta insieme con Chuck Prophet, scende via veloce come una macchina senza freni lungo una strada in discesa, sostenuta da un ritornello assassino e facilmente orecchiabile. Rallenta il ritmo con l`intensa e corale “Stranger`s Eyes”, seguita da una ballad delicata e gentile come “Lost In Translation”. “Rose colored rearview” è un R’n’R eccitante con un piano saltellante in evidenza ed un assolo di chitarra che paga tributo ed omaggia contemporaneamente il ‘Boss’. La firma di Susan Cattaneo, brava e apprezzata cantautrice anche lei di Boston, arricchisce “The River Always Wins”, con la voce del nostro che assume tonalità scure con la band puntuale e ficcante nel sostenerlo. Siamo ormai in conclusione , c’è spazio per due composizioni che si connotano per una venatura di nostalgia, intime e cariche di emozioni (“Careless” e “Doubt My Love”).

Ci rimane un senso di appagamento per un lavoro improntato a darci una scossa positiva dopo un lungo periodo di torpore, che ci indica la strada da intraprendere per tornare alla vita lungo nuovi percorsi!!!


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