LUKE HAINES & PETER BUCK- “Beat Poetry For Survivalists”L’ex R.E.M. Peter Buck e l’ex Auteurs Luke Haines hanno unito le forze. Il risultato è un album intitolato “Beat Poetry For Survivalists”. I R.E.M. non hanno certo bisogno di presentazioni , mentre gli Auteurs furono una band britannica dedita all’indie che ebbe il proverbiale quarto d’ora di fama, con copertine di NME e Melody Maker incluse. A dire il vero Haines ritiene di essere stato il precursore del movimento Brit-pop, ma anche di non aver ricevuto i giusti riconoscimenti in termini di riscontro di pubblico, quelli andarono tutti a Oasis, Blur e, in misura minore, ad altre band quali i Suede, i Pulp e altri. Luke è un grande talento, grande ammiratore di Lou Reed, era logico che le sue canzoni, di base pop, ma con una sensibilità classicheggiante, non potessero conquistare gli ascoltatori più di tanto.
Lou Reed è anche il motivo dell’incontro tra i due titolari del disco in questione. I due si sono conosciuti quando Buck ha comprato un dipinto dell’altro per 99 sterline. Si trattava di un ritratto di Lou Reed (Haines è specializzato in questo soggetto). Da quella transazione è nato uno scambio e un’amicizia, sfociata poi nella decisione di provare a scrivere musica insieme.
Così è nato “Beat Poetry For The Survivalist”. I temi trattati nei brani, fra l’altro, sono decisamente vari e bizzarri: si parla dello scienziato e occultista Jack Parsons, cui è dedicata la ballata che musicalmente si muove tra Bob Dylan e la psichedelia, oppure come in “The last of the legendary Bigfoot hunter” la cui apertura è affidata ad un intro chitarristico di grande impatto mentre le voci assumono tonalità loureediane.
Altro personaggio omaggiato dall’inedito duo appare in “Andy Warhol was not kind” dove Warhol viene citato come “visionary fallen angel” e i suoni sembrano riportarci agli amati Velvet. Lou Reed è presente anche nel pezzo “Bobby’s wild years” caratterizzato da chitarre distorte.
Il blues, dissonante alla Captain Beefheart, fa capolino in “Ugly dude blues”, mentre la chiusura risulta il brano più personale dell’intera raccolta, “Ambulance”. Sono gli intrecci tra sei corde acustica ed elettrica che lasciano presagire un possibile sviluppo artistico tra Luke e Peter.
I nostri, secondo quanto affermato da Buck, non si sono mai incontrati, ma hanno registrato tutto il disco in rete, trattando argomenti, come già detto, decisamente non convenzionali: degli episodi sovrannaturali di Enfield (nel 1978), di una stazione radio postapocalittica che trasmette solo pezzi di Donovan e di Pol Pot, oppure di temi perversi come in “Apocalypse beach” , traccia lenta a metà strada tra Bowie e Reed dalle atmosfere sonore decisamente malate.
Tutto il disco è un inno alla beat generation e la chitarra ispirata, asciutta e nitida di Buck si sposa bene con i testi incisivi di Haines. Non imprescindibile, ma dotato di quell’artigianato musicale che ce lo rende piacevole!!!


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