LIRAZ: “Zan” cover album“Zan” è il nuovo atteso album di Liraz, secondo lavoro solista della celebre musicista, attrice e ballerina israeliana di origini iraniane. Si tratta di un’artista poliedrica capace di un potentissimo blend electro-pop dalle pulsioni dance e da un gusto unico per le sonorità persiane. La nostra è un’artista nota in patria e nel resto del mondo anche per le sue apparizioni sul grande e piccolo schermo. In passato Liraz Charhi, nome completo dell’artista, ha preso parte a film con Sean Penn, Naomi Watts e Christopher Walken ed ora è tra le protagoniste del popolare show televisivo “Teheran”, trasmesso da Apple TV.

Per il nuovo album ha cambiato lo stile del suo sound electro-pop, virandolo verso lidi più pericolosi e affascinanti che in passato. In questo nuovo lavoro, “Zan” (donna in lingua Farsi), la cantante israeliana-persiana ha collaborato in remoto con compositori e musicisti iraniani. Tutto doveva essere segreto per non creare problemi agli artisti coinvolti con il governo di Teheran e la polizia segreta. Il risultato è una rivoluzione privata di Liraz per la causa delle donne, canzoni con un messaggio vero e forte, musica per far ballare e sorridere, ma soprattutto pensare. ‘Canto per le donne. Le mie nonne sono state promesse in sposa quando avevano solo 11 e 12 anni e si sono poi sposate a 15. Entrambe hanno avuto molti figli e una grande passione per la vita. Sono cresciuta ascoltando un sacco di storie folli a proposito delle donne della mia famiglia. Mia madre (la nota cantante pop e attrice israeliana Rita) ha cambiato le regole e io sono cresciuta ispirandomi a lei. Ora anche io combatto per la libertà raccontando le storie delle donne della mia famiglia nelle canzoni che scrivo’.

“Zan” è un album di pop politicizzato in cui beat ed elettronica si mescolano con strumenti della tradizione persiana, gli stessi che hanno toccato l’animo della Charhi durante la sua infanzia.

La Glitterbeat Records, con sede ad Amburgo, sostiene da tempo l’ammirevole e stimolante causa di combinare il tradizionale con il progressivo. È una di quelle rare etichette le cui uscite riescono sempre a sentirsi ‘importanti’. Il nuovo disco di Liraz Charhi rientra certamente in questa categoria.

“Zan Bezan” apre l’album; un ibrido elettroacustico immediatamente sorprendente, con ritmi rimbombanti, tamburi a mano sferraglianti e, che riecheggiano in profondità nel mix, qualche chitarra sorprendente e acuminata. La pista si sposta e brucia inaspettatamente, ondeggiando con cadenze mediorientali. La voce è forte e raffinata, intrecciata e scattante, alternativamente accattivante, declamante e rilassante. C’è una quantità sorprendente di energia e invenzione qui, dalla batteria afro-rock alle esplosioni stereo di doppia chitarra acustica. La produzione è volutamente torbida, una foschia aromatica e multicolore all’interno della quale è straordinariamente facile perdersi. “Dolate Eshg” si basa su un solido riff di basso mid-tempo, su cui sono impilati livelli di archi doloranti, chitarra ritmica spettrale e armonie sinistre. Immerge l’ascoltatore in una pozza di acque luminose; un oceano profondo quanto antico. “Shab Gerye”, uno dei brani più lenti offerti, scorre dolcemente; un ampio panorama sonoro di rock influenzato dal jazz. La pura efficacia di questo album nel tirare fuori la propria anima è sorprendente. Con consegna sincera, Liraz schiera le sue forze in modo ammirevole, la sua voce è allo stesso tempo la prua della nave, che carica in avanti con abbandono, e anche la mano guida sul timone, che tiene fermo il ponte e guida la strada. “Bia Bia”, con le sue armonie riverberanti, i ritmi di chitarra ipnotici e la melodia della tastiera brillante e audace, è una delizia. Balla e salta, un piede aggraziato in world-disco, l’altro in psychedelic-prog, scintillante ma mai sgargiante. “Nafas” batte e rimbomba, con schizzi di tasti, voci di richiamo e risposta, effetti spaziali e tamburi irrefrenabili.

Che un disco così coerente sia stato creato tramite la collaborazione digitale è affascinante. “Zan” è un risultato grande e degno, intrapreso da musicisti che stavano letteralmente assumendo un rischio. Forse questa passione, tensione e determinazione spiega l’impatto emotivo dei risultati!!!