LAURA MARLING- “Song Of Our Daughter”In origine avrebbe dovuto essere pubblicato in agosto il settimo album della cantautrice britannica, invece, con una certa sorpresa è stato dato alle stampe a metà di aprile per donare ai fan qualcosa “che li potesse intrattenere e che potesse dare loro un senso di unione” in questo periodo così tormentato per tutti. E ben si adatta all’ascolto con le sue trame acustiche e dense di riflessione.

La figlia a cui fa riferimento il titolo è solo immaginaria in modo da permettere a Laura di proseguire il suo viaggio all’interno del microcosmo femminile così come era stato per il precedente “Semper femina”. I due lavori si distinguono per la mancanza, in quest’ultimo, di ogni velleità sperimentale. Il disco, che arriva a tre anni dal precedente, “Semper Femina”, e a circa due da quello dei Lump, il suo progetto insieme a Mike Lindsay dei Tunng, è stato prodotto dalla stessa Marling insieme al suo collaboratore di vecchia data Ethan Johns (Kings Of Leon, Paul McCartney, Tom Jones).

È come un ritorno alle origini del suo modo di comporre musica. Se ascoltiamo attentamente il pezzo “Fortune” si potrebbe affermare che sia un brano lasciato fuori da “Alas I cannot swim”. La vena della nostra sembra essere ai livelli più alti, grazie ad una attenta produzione che da risalto alle armonie vocali, ai contrappunti d’archi, alla voce e alla sei corde acustica, mai così limpide e rasserenanti. Sono chiare le influenze che vanno da Leonard Cohen a Lou Reed e, pure, al McCartney solista.

“Strange Girl”, probabilmente l’unica traccia dalla velocità elevata del disco, sporca il suo folk semplice con influenze tropicali create con l’uso delle percussioni, che vanno ad aggiungersi alla chitarra e al piano. In “Blow By Blow” la Marling abbandona totalmente la chitarra proprio per il piano che, accompagnato dalla sua voce cristallina, da angeliche armonie e da qualche arco sparso qua e là, rende il brano veramente toccante e raffinato.

Ma, sopra tutte, si staglia il brano omonimo; ha uno sviluppo lento, sostenuto da un piano e da una steel guitar che toccano l’anima nel profondo lasciando gli archi liberi di agire sulla sua voce.

L’emozione permea ogni solco dell’album che, pur nella sua brevità, mette in luce il brillante uso delle notevoli doti della musicista inglese!!!


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