LAPSLEY- “Through Water”“Through Water” è il secondo album di Holly Lapsley Fletcher (aka Lapsley), ed esce a distanza di quattro anni dal debutto con “Long Way Home” che risale al 2016. Con lei stessa in qualità di produttrice e compositrice, i dieci brani di questo nuovo lavoro riflettono la sua rinnovata consapevolezza in quanto donna e artista, e, come afferma la nota stampa, «documentando esperienze personali e storie sulla maggiore età, contrapposte a una serie di tematiche come il clima, l’acqua, il tempo e gli elementi». Dopo aver anticipato alcuni brani di “Through Water” con l’uscita dell’EP “Theese Elements” (2019), Låpsley ha condiviso in streaming “Womxm”, la prima traccia registrata per l’album.
Questo nuovo lavoro mette i mostra una raggiunta maturità vocale da parte di Holly e un notevole impegno nella stesura dei testi sicuramente profondi. La capacità nell’uso delle corde vocali ha un qualcosa che la relaziona a Kate Bush, ma anche ad Adele, purtroppo inserite in un contesto sonoro abbastanza spento dal punto di vista dell’originalità: un soul-pop-r&B elettronico, che si muove tra James Blake, Fka Twigs e i Moderat più cantautoriali, addolcito per il mainstream e poco ispirato per emergere in un territorio già ampiamente battuto.
La title track, in apertura, si muove semplicemente in un duetto tra percussioni legnose e note lunghe e ripetute di pianoforte fino ad esplodere in un orgia di synth. L’arrangiamento utilizzato si lega perfettamente alle evoluzioni vocali della nostra che sono immerse nell’acqua, elemento che mette in risalti il disagio e le certezze che il cambiamento climatico comporta. “My Love Was Like the Rain” non si discosta molto dal punto di vista sonoro, ma ha un ritornello che rimane appiccicato. “First” cerca il consenso radiofonico attraverso un tappetto ritmico latineggiante. Le ballate soul “Ligne 3” e “Bonfire” spiccano per gli ottimi acuti vocali, inseriti però in soluzioni sonore prevedibili per il genere, mentre “Womxn” strizza l’occhio al synthpop di Robyn.
La nostra Lapsley è ambiziosa, ha creato una raccolta che può piacere ad un pubblico generalista, quello che si lascia ammaliare dalle voci, e qui non manca il gusto nell’uso delle corde vocali, ma, autoproducendosi, firmando i pezzi, curando gli arrangiamenti ha sicuramente esagerato nella sovrastima di sé stessa. Con accanto un produttore navigato avrebbe senz’altro potuto ottenere un risultato più incisivo e personale!!!


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