Come sottolinea David Fricke (celeberrimo critico musicale statunitense) nelle sue note di copertina, questo non è solo un altro progetto collaborativo, quanto una band nuova di zecca.
In effetti, tutti i soggetti coinvolti sono così contenti dei risultati che a breve si attende un sequel con molto materiale già pronto.
Dopo tre album in poco più di tre anni i Krokofant hanno sentito il bisogno di allargare i propri confini. Soprattutto Tom Hasslan, chitarrista e compositore principale chiamando a sé un partner ideale come il tastierista Ståle Storløkken (Elephant9, Supersilent, Terje Rypdal), capace di sfiorare una pura bellezza pastorale come il fremito del jazz più libero.
Lo stesso si può dire di Mathisen, a cui viene dato ampio spazio per i solo. Le melodie sono ricche di strutture armoniche e ganci melodici, e con la singolare combinazione sax / organo è difficile non pensare ai vertici dei Van der Graaf Generator.
Introducendo Ingebrigt Håker Flaten (The Thing, Scorch Trio, Atomic) al basso elettrico, il lavoro si fa ancora più denso dal punto di vista ritmico. Un disco strabordante, capace di ridisegnare i confini del nuovo jazz-rock e del post-prog.


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