KING WOMAN – ‘Celestial Blues’ cover albumKristina Esfandiari è una forza della natura, responsabile di una sconcertante serie di progetti che sono sonicamente distinti ma unificati dalla sua singolare voce e visione del mondo. Mentre le cose sono state relativamente tranquille nel campo di King Woman dal magistrale “Created In The Image Of Suffering” del 2017, gli ultimi spettacoli della sua band più pesante mostrano che non c’è stato riposo, solo crescita.

Come una controparte selvaggia e del tutto indomabile dei compagni di etichetta True Widow, King Woman attinge da doom, slowcore, shoegaze e grunge per creare qualcosa di diverso e a parte, in grado di passare da un’eleganza sobria a un tuono assordante nel tempo necessario per riprendere fiato. La musica creata è lamentosa, eterea e ultraterrena, ma con gran parte della strumentazione e della struttura radicata in melodie pesanti e blues.

La title track dell’album espone il suo stallo con ingannevole quiete e ancora più ingannevole fragilità, attirando l’ascoltatore ignaro come la gola unta di miele di una pianta carnivora. Altrove, “Morning Star” inizia come una ninna nanna oscura ma nasconde percussioni che ti martellano. ‘Lucifero, che cade dall’alto’, canta, con una voce che suona apatica e seducente, su un misto di shoegaze e strumentazione doom. ‘Sai che avresti potuto essere tu/Quindi non osare giudicare le cose che faccio’ è un altro punto culminante dei testi.

Il propulsivo “Coil” suona quasi come il metal alternativo degli anni ’90 attraverso PJ Harvey; e “Boghz” dispiega uno strano canto borbottato che lascia il posto a una pesantezza da capogiro e melodie che si librano su ali irregolari e coriacee. Anche la canzone più dolce dell’album, “Entwined”, un pezzo d’amore, è filtrata attraverso la lente del fervore religioso; ‘Gli dei si rallegrano del nostro primo bacio… voglio guarire le tue ferite/sussurrato attraverso l’etere’. In questo modo, il gruppo fa in modo che la canzone d’amore si adatti perfettamente alla presunzione dell’album invece di sporgere come un pollice dolente. È disperato, implorante, leggermente sconvolto e ossessivo. E davvero inquietante.

Le cose si concludono perfettamente con l’ultima traccia, “Paradise Lost”, un lamento minaccioso, ma delicato, sulla perdita e il dolore. Vulnerabilità è il nome del gioco su quest’ultima canzone, ma è qualcosa che Esfandiari fa sembrare ancora più forte e impressionante in tutta la sua onestà masochistica.

Testimoniare ciò è come vedere una strana, mortale, bellissima creatura appuntata e rimossa strato dopo strato, e mentre i paragoni potrebbero vacillare sulla punta della lingua – Come, Swans, Will Haven, Mazzy Star, Oxbow – loro appaiono meno informati dal suono che dall’atmosfera, dalla prospettiva e dall’individualismo aberrante.

Nonostante il suono lussureggiante e coinvolgente e l’impatto immediato, “Celestial Blues” è un disco che si contorce con enigmi ed enigmi, denso di allegorie bibliche e grondante di dolore, colpa, sensualità e un senso di redenzione conquistato a fatica. I temi della religione sono sempre stati presenti nella musica dei King Woman, ma sono ancora più pronunciati in questo secondo full lenght. È pieno di storie contorte che ricordano quelle che abbiamo sentito dall’inizio dei tempi, ma con il lato più brutto della religione e della fede esposto a tutti.

È un’opera cruda e spaventosamente potente, e mentre questo è esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare da King Woman, è una testimonianza dell’abilità, della visione e dell’abilità artistica devastante della band che ad ogni ascolto sono in grado di radere al suolo il vostro mondo!!!