Kim Gordon ha annunciato il suo primo album solista “No Home Record”, in uscita l’11 ottobre su Matador Records. La signora Kim è uno dei personaggi più antipatici che mi sia mai capitato di vedere, in degna compagnia dell’ex-marito Thurston Moore. Questa affermazione è comprovata da entrambe le occasioni che mi capitò di andare a vedere un concerto dei Sonic Youth.
L’annuncio del nuovo lavoro segue l’inaugurazione delle mostre di Kim “She Bites Her Tender Mind” all’IMMA (Irish Museum of Modern Art) di Dublino e “Lo-Fi Glamour” al Warhol Museum di Pittsburgh.
Tra le nove tracce presenti sull’album c’è anche il nuovo singolo “Sketch Artist”, accompagnato da un video diretto dall’artista e regista Loretta Fahrenholz, che dice: “”Sketch Artist” è uno spettrale giro in macchina. Mentre Kim guida, l’applicazione ‘Unter’ Pool la aiuta a trovare dei passeggeri con cui condividere il suo viaggio notturno. Nell’attraversare la città, lo sguardo inquietante di Kim sconvolge i passanti che la incontrano”. Il video vede la partecipazione dell’attrice e scrittrice Abbi Jacobson. L’album contiene anche il singolo acclamato dalla critica “Murdered Out” pubblicato nel 2016. Pitchfork scrive: “”Murdered Out”, il primo brano solista pubblicato da Kim Gordon, è la prova dell’instancabilità del suo sound. Non solo è riuscito a creare un distacco dalle band a cui era generalmente associata, ma le ha dato una nuova luce”.
“No Home Record” è stato in gran parte prodotto da Justin Raisen (Charli XCX, Ariel Pink, Sky Ferreira) agli Sphere Ranch a Los Angeles, con il contributo di Shawn Everett (Jim James, The Voids, The War On Drugs) e del compositore e produttore Jake Megisnky (L’Appel Du Vide). Il titolo dell’album è un omaggio al film “No Home Movie” della regista franco-belga Chantal Akerman.
Un album solista, il primo a proprio nome, dell’icona del rock alternativo ed ex bassista e chitarrista dei Sonic Youth, nonché artista multimediale sempre al lavoro per nuove proposte, ci domandiamo cosa possa contenere. La risposta è “groove”, la nota più rilevante del disco è quella di aver disciplinato in un contesto ritmico preciso e severo tutto quello che ci saremmo aspettati di trovare in un suo lavoro, cioè electro pop, abrasioni sonore alla Pussy Galore, rumorismi no-wave e un battito fortemente assimilabile a certo industrial-rock.
Se con il gruppo che la ha resa famosa si era visto già dopo la metà degli anni ’80 un progressivo dare forma ai canoni del guitar-indie rock, qui si privilegia una forma di elettronica tra pop e sperimentazione che negli anni ’00 ha soppiantato le varie forme di rock. Qui siamo nell’ambito di certo noise’n’roll che già avevamo ascoltato in “Acme” di Jon Spencer e in tutto quel sottobosco newyorchese che ha fatto del rumore e del sampling la propria ragione di esistenza.
Ci si confronta con un album ispirato e spontaneo che trae giovamento dai tempi dilatati della sua realizzazione e che certifica il raggiunto status di classicità della “Ragazza nella band”!!!


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