KANTNER:SLICK:FRIEBERG- “Baron Von Tollbooth And The Chrome Nun”Grace Slick e Paul Kantner all’inizio degli anni settanta erano non solo coppia artistica, ma anche sentimentale e stavano da tempo programmando la fine dei Jefferson Airplane, ormai giunti al declino artistico, dopo un periodo in cui venivano considerati l’emblema per eccellenza della ‘Summer of Love’, orgoglio del rock americano, e dei Sixties californiani, e fulcro propulsore della colorata scena musicale della Bay Area di allora, più ancora dei coevi Grateful Dead, Quicksilver Messenger Service, Moby Grape, Janis Joplin. Credo però che questa visione, riconsiderata oggi, dovrebbe essere assolutamente rivista, perché non ritengo che, artisticamente, dovessero essere considerati tali. Ma, al di la di considerazioni personali, al termine di quella gloriosa epopea, dopo la pubblicazione di “Blows against the empire” (1970) e “Sunfighter” (1971), giusto a Maggio del ’73 nasce dall’ensemble “allargato” dei coniugi Paul Kanter/Grace Slick, David Freiberg & C., come in un bel affresco ricco di colori sgargianti, questo “Baron Von Tollbooth & the Chrome Nun”, rivelatosi poi come l’ultimo del periodo Airplane ancora in stile west-coast, da considerare oggi, con il senno di poi, come un buon disco anche se di scarso successo, non certo ascrivibile tra i più celebrati capolavori dei primi Jefferson.

Grace e Paul si ritrovano al Wally Haider’s Studio a San Francisco verso la fine del 1972 per registrare un nuovo disco, proprio quello in questione. Ai due venne in aiuto, e si fermò stabilmente, tanto da essere contitolare dell’album, David Frieberg, bassista dei Quicksilver Messenger Service. Il titolo del lavoro deriva dal soprannome che David Crosby, anche lui della partita, affibbiò alla coppia. Si ritrova aggregata la miglior “Squadra” musicale della San Francisco degli anni ‘60, avvalorata da musicisti di grande spessore come Crosby, Garcia, Kaukonen, Casady, Freiberg, Creach e Traylor, dove la Slick, splendida e suadente, grazie alla sua voce potente e maestosa, domina insuperabile tutti i brani forte delle sue capacità canore quasi infinite. Tra i partecipanti , merita una nota di attenzione il giovane chitarrista prodigio Craig Chaquico, allora teenager, che poi divenne membro stabile dei Jefferson Starship. L’opera venne registrata come una jam-session alla quale tutti potevano partecipare, persino le Pointer Sisters nel coro di “Fat”.

Chaquico si guadagnò l’ammirazione di Garcia per l’assolo che rilasciò in “Flowers in the night”, che avrebbe dovuto essere del leader dei Dead, ma che, una volta ascoltatolo, preferì lasciarlo al giovane chitarrista. Jerry ebbe modo di rifarsi in buona parte degli altri pezzi e incrociò la sua steel con la chitarra wah-wah di Craig in “Ballad of the chrome nun”, brano che conta della partecipazione vocale del grande Crosby. È Kantner a prendere le redini in “Your mind has left your body”, traccia spaziale-psichedelica e manifesto culturale/filosofico della coppia, ma la presenza di Garcia alla steel porta la canzone verso atmosfere di delicata dolcezza. Il violino di Papa John Creach si prende l’onere di guidare poi il brano con i cori della Slick sublimi, per un risultato che è quanto di più vicino al vecchio stile degli Airplane si possa immaginare. “Across The Board” vede l’utilizzo del mellotron con cui la sei corde di Jerry dialoga alla grande per un pezzo che dovrebbe essere a favore del gentil sesso, ma che si conclude con un: ‘you need a man…seven inches of pleasure’, leggermente imbarazzante.

Confortato da bei inserti di piano e chitarra, e da un uso “evocativo” del mellotron, capaci di creare un gradevole clima sonoro disteso, coesivo, di alte qualità espressive, “Baron Von TollBooth and the chrome nun” è l’album che chiude idealmente la trilogia solista di Kantner: dalla California gli ultimi sospiri con sentimento. L’epilogo, la dolce “Sketches of China”, è la degna chiusura di un ciclo irripetibile.

Se amate ancora immergervi nel sogno del ‘Flower-power’ , nella liberazione dai gioghi capitalistici e sessuali, nella ricerca di evasione verso paradisi più o meno artificiali ecco il disco che fa per voi!!!


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