JW FRANCIS: “We Share A Similar Joy” cover albumJW Francis è una promessa della scena indie americana, o meglio newyorkese, come ci tiene a specificare lui. JW è nato in Oklahoma ed è cresciuto a Parigi, ma si è formato artisticamente nella grande mela, dove lavora ancora oggi come assistente per un premio Nobel, fa la guida turistica ufficiale della città e organizza cene con delitto con la sua ‘Murder Mistery’. Il primo singolo inciso da Francis per Sunday Best è stato il brano “New York”, perfetta introduzione al suo sound e stile inimitabile e di cui l’autore racconta: ‘Sono una guida ufficiale di New York City, questo posto mi ha dato molto e volevo rendergli omaggio, e dirgli come mi sento tra le su braccia… I’ll sleep when dead’. JW è il perfetto esempio di artista indie contemporaneo, capace di suonare dal vivo di continuo e portare la sua grande carica indie rock lo-fi ovunque, da New York a LA, da Parigi a Glasgow e fino in Costa Rica.

Interamente scritto dallo stesso Francis, questo suo esordio sulla lunga distanza è stato registrato, prodotto e mixato da Sahil Ansari e poi masterizzato da Philip Shaw Bova. Già session musician, lo statunitense ha iniziato da poco la sua avventura in cui il suo suono lo-fi si fa abbondantemente influenzare dalla musica della città in cui vive.

Il suo atteggiamento soft si nota sin da subito con “Is That The One” che ci conquista con le sue deliziose melodie bedroom-pop e quel suo velo di malinconia: a noi tornano subito in mente quegli Strokes ancora genuini e ‘ingenui’ di “Is This It”.

Possiede un talento melodico non comune, che lo pone molto in alto in una scala di valori con musicisti a lui affini. Tra synth e chitarre Francis costruisce ottime sensazioni melodiche anche in “Good Time”, che non nasconde la sua nostalgia, che ci porta a fare un gradito passo indietro di qualche decennio. Le calde note della tastiera galleggiano intorno alle chitarre rotanti, ricordandoti che, qualunque cosa sta succedendo, alla fine andrà tutto bene.

Il richiamo ai suoni newyorkesi è una costante, non mancano riferimenti ai mai troppo lodati Velvet Underground, ma pure a cose più recenti tipo Jeffrey Lewis. Deliziosa la malinconica ballata ricca di sfumature di grigio “Loving Nobody”.

A molti il nostro potrà risultare molto vicino a Mac DeMarco, a me ricorda molto di più un’altra figura romantica quale quella del sottovalutato Jonathan Richman. Un esordio molto divertente che si ascolta e riascolta con molto piacere!!!