JUÇARA MARÇAL – ‘Delta Estacio Blues’ cover albumVanguarda paulista è stato un movimento artistico culturale che è emerso in Brasile dalla fine degli anni settanta alla metà degli anni ottanta. Il Teatro Lira Paulistana, un locale di San Paolo, ospitava sia un’etichetta discografica che editori che avrebbero dato ai musicisti d’avanguardia della zona una possibilità che le major non avrebbero offerto.

Da quel momento, hanno beneficiato dell’effetto numerosi artisti brasiliani, tra cui la band del 2010 Metá Metá, il cui album “MetaL MetaL” è probabilmente il motivo per cui molti fan della musica al di fuori del Sud America sono consapevoli della tendenza. Il disco ha spinto i confini, includendo elementi di jazz e afrobeat insieme ad un’inaspettata spina dorsale di samba.

La cantante principale del gruppo, Juçara Marçal, sta ancora spingendo i confini. Metá Metá è ancora in vita, ma Marçal ha sempre voluto cogliere l’occasione per dimostrare la propria illimitatezza, rilasciando per oltre un decennio diverse gemme sconosciute e colpi di scena (in particolare “Encarnado” del 2014).

“Atrocity Exhibition” del rapper di Detroit Danny Brown – la sua opera del 2016 sull’esorcizzazione dei demoni interiori attraverso l’eccesso autodistruttivo – potrebbe non sembrare il punto di partenza più ovvio per l’ultimo album solista della venerata cantante brasiliana. Ma Juçara ha collaborato con il chitarrista Kiko Dinucci ed entrambi i musicisti sono stati incuriositi dal processo di Brown di scrivere i propri testi su ritmi già pronti ed imprevedibili, e hanno deciso di fare lo stesso su “Delta Estácio Blues”.

Iniziando con la costruzione di una base ritmica scarsamente melodica, Dinucci e Marçal hanno poi iniziato un avanti e indietro con i collaboratori, autori di canzoni, per produrre arrangiamenti approfonditi, a cui hanno finalmente aggiunto la voce della nostra. Le composizioni finite bilanciano arrangiamenti intricati con un’atmosfera improvvisata.

Proprio come il lavoro di Brown va da fiati magniloquenti a canti corali e ballate R&B, così queste 11 tracce sono tanto irregolari quanto coinvolgenti. L’opener “Vi de Relance A Coroa” utilizza un sound design duro e potente del produttore sperimentale Cadu Tenório per inquadrare la voce cristallina di Marçal e la melodia pizzicata di Dinucci, mentre “Corpus Christi” abbina la nostra ad uno shuffle di bossa nova. “Sem Cais” e “Crash” fanno riferimento all’attitudine al caos del produttore di Brown, Paul White, con il loro mix sferragliante di programmazione di batteria industriale e linee di basso 808.

La voce della cantante è giocosa e sperimentale quanto la produzione, virando dalla morbidezza melodica di “Ladra”, in cui contrasta con la strumentazione pesantemente distorta, all’appassionato parlato di “Crash”, e al suo registro inferiore deformato di “Oi, Cat”. È la sua voce mutevole che dà a questo lavoro così variegato il proprio senso di coerenza, oltre che il messaggio. Nei suoi testi, Juçara si scaglia costantemente contro il governo disfunzionale e populista di Jair Bolsonaro, rivolgendo l’introspezione di Brown verso l’esterno per concentrarsi su un obiettivo degno. Ma nell’affrontare un argomento così serio con un senso di creatività radicalmente aperta, Marçal e Dinucci sottolineano il ruolo che la mentalità aperta può giocare come baluardo contro i regimi repressivi!!!