JOSE’ MAURO: “A Viagem Das Horas” cover albumFar Out Recordings presenta una riedizione di José Mauro “A Viagem Das Horas”, originariamente pubblicato nel 1976. Per anni si è creduto che José Mauro fosse morto. Voci su blog e sezioni di commenti circolavano secondo cui il misterioso genio brasiliano aveva perso la vita in un incidente stradale o era stato ‘eliminato’ dalla giunta militare brasiliana negli anni ’70. Ma dopo la ristampa del 2016 di Far Out dell’album di debutto, “Obnoxius” (FARO 191CD / LP), l’etichetta ha sentito dire che José fosse in realtà vivo e vegeto, vivendo una vita tranquilla alla periferia di Rio, dove ha insegnato chitarra, composto per il teatro, fino a quando problemi di salute, di cui nulla si conosce, lo hanno costretto a riporre tutti i propri sogni dimenticandosi di quello che avrebbe potuto essere ed invece non è stato.

Far Out Recordings presenta ora, con la benedizione dell’uomo stesso, la tanto attesa uscita del capolavoro dimenticato, “A Viagem Das Horas”, con tre tracce inedite e inediti delle sessioni in studio originali.

Registrato nel 1970 presso gli studi Odeon di Rio de Janeiro: nello stesso tempo e luogo di tutta la musica che ha mai registrato, il disco del nostro è stato pubblicato sei anni dopo, quando il proprietario dell’etichetta e produttore Roberto Quartin ha concesso la licenza dei brani all’etichetta brasiliana Tapecar, che curiosamente ha pubblicato l’album con diversi pezzi già usciti su “Obnoxius”.

Infine, più di mezzo secolo dopo, “A Viagem Das Horas” è stato dato alle stampe con tre brani mai ascoltati prima, “Rua Dois”, “Moenda” e “Variação Sobre Um Antigo Tema”, come avevano originariamente inteso Mauro e Quartin.

Concepiti sotto l’oscurità dell’autoritarismo militare brasiliano, dal quale molti artisti erano fuggiti o erano stati esiliati, José Mauro e la sua compagna Ana Maria Bahiana, unirono il loro comune interesse per il Candomblé – un sincretismo delle religioni tradizionali dell’Africa occidentale e del cattolicesimo romano – con ‘musica popular Brasileira’, folk psichedelico, latin jazz e musica orchestrale. Esprimendo una risposta spirituale al mondo in cui si trovavano, il risultato fu una musica sacrosanta, post-tropicale, di pura trascendenza. Con voce apparente e chitarra acustica propulsiva e open-tuning, e Lindolfo Gaya, le orchestrazioni da brivido che si librano sopra la testa, la musica ha il potere di ispirare nell’ascoltatore uno stato di estasi quasi simile alla trance.

Si può ritenere fortunato dal fatto che almeno è ancora in vita per potersi leggere tutte le critiche positive che i suoi capolavori perduti, e ritrovati, hanno ottenuto in questi ultimi anni!!!