Joe Meek, alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando! Un personaggio altamente visionario, in un’epoca in cui i sogni erano ancora possibili e spesso si realizzavano.
Uno dei più grandi produttori del ventesimo secolo, fonte di ispirazione per quelli venuti dopo e sicuramente maggiormente conosciuti, tra cui, in ordine di apparizione, Phil Spector, Martin Hannett e Timbaland. Rispetto a costoro aveva a disposizione una tecnologia sicuramente inferiore, ma si fece bastare uno studio domestico per mettere in atto tutti gli insegnamenti appresi alla Indipendent Broadcasting Company, luogo che lo vide, già a vent’anni, divenire una stella luminosa nel firmamento degli studiosi degli accorgimenti legati allo studio delle sonorità.
Fu il primo in Inghilterra ad utilizzare le tecniche di overdubbing, compressione, riverbero e tape loops e le applicò per dare sostanza al mondo immaginario che era presente nella sua testa. Un uomo attorniato da un alone leggendario, amante della fantascienza e dell’occulto e con un temperamento non semplice da tenere sotto controllo.
Il buon Joe conobbe sia i rimpianti (decise di non produrre i Beatles e David Bowie) che la fama (grazie ad una hit quale “Telstar”). Purtroppo la sua esistenza si concluse in maniera tragica e prematura, fine annunciata dalle sue paranoie ed eccessi. Nel valutarlo dobbiamo tenere a mente quanto produsse in termini di ricerca per soluzioni fuori dal comune ed un’opera unica quale “I hear a new world”.
Partiamo dal lancio dello Sputnik, ispirazione per tutto il pop visionario ed improntato alla ricerca delle sonorità più avveniristiche. Meek reclutò una band di skiffle, i Blue Men, e la fece suonare come se provenisse da un altro pianeta, da mondi alieni. Utilizzò strumenti e accorgimenti che diedero un risultato straniante. Tra questi il clavioline, capostipite dei primi sintetizzatori analogici, oppure trovate spartane fatte in casa come le percussioni create con il cartone del latte, le voci accelerate che si trasformavano in lamenti marziani. Non è difficile comprendere da dove i Residents presero ispirazione.
Anche in assenza di queste stranezze le produzioni di Joe creavano un ambiente sonoro in cui le melodie fluttuavano in luoghi oscuri e sinistri (teniamo presente che ogni strumento coinvolto veniva trattato in modo da essere isolato dal contesto generale).
L’album in questione inizialmente venne pubblicato come tester per gli impianti stereo. La sua definitiva accettazione e stampa come disco con una propria vita fu realizzata solamente nel 1991, proprio in tempo affinché alcuni gruppi retrofuturisti quali Stereolab, St. Etienne potessero nutrirsene per la realizzazione dei propri lavori.
Benvenuta la ristampa della Poppydisc in vinile che permette di addentrarci nelle sonorità del grande Joe Meek. Sono presenti anche le liner notes del tempo con cui il nostro settava lo scenario di ogni brano, per esempio immaginando gli abitanti della luna come piccoli esseri simpatici e giocosi con il volto colore blu.
Splendida retrospettiva per meglio comprendere da dove provengano certi suoni di gruppi che sembrano così speciali ed originali ed invece non lo sono al 100%!!!


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