JEREMY PELT – ‘The Art Of Intimacy Vol.1’ cover albumI jazzisti di oggi sono tutti dotati di una tecnica impressionante, tale che è impossibile non rimanere sbalorditi dalla loro destrezza. Allo stesso tempo si rimane sbigottiti sul fatto che, pur con tali capacità, la loro ricerca artistica rimane deludente. In quest’occasione però il trombettista Jeremy Pelt ci dona un’opera che è pura poesia.

Pelt aveva bisogno di qualche anno alle spalle prima di poter realizzare un album come “The Art of Intimacy, Vol. 1”.

Come molti giovani leoni, il trombettista trascorse i suoi primi anni sputando fuoco e inseguendo idee per vedere cosa rimaneva: più a suo agio in ambienti post-bop e modali, con i soliti sospetti – Miles, Hubbard, – che fungevano da luce guida, si è anche avventurato in ampie creazioni orchestrali, jam funk aumentate elettronicamente, sempre avventurose, spesso audaci.

Jeremy ha dimostrato molto tempo fa le sue abilità, versatilità e volontà di uscire dove non aveva mai fatto prima: “The Artist” del 2019 era ancorato a una suite in più parti ispirata alle sculture di Rodin, ma non ha mai fatto un respiro così profondo e lungo e semplicemente giocato così bene, come fa qui. Ciò che rende “The Art of Intimacy” così sorprendente è la sua deliberata mancanza di scintille, i suoi bordi morbidi e arrotondati: a 43 anni, il nostro (che si è autoprodotto) ha realizzato la registrazione meno ingombrante della sua carriera, una sessione di trio low-key e senza batterista, composto principalmente da ballate, la maggior parte delle quali standard, che definisce virtualmente la frase ‘mellow jazz’.

Non avrebbe potuto scegliere partner migliori per questa impresa del pianista George Cables e del bassista Peter Washington, entrambi anziani signori che trasudano dolcezza e sensibilità nel loro modo di suonare.

In brani come “Little Girl Blue” di Rodgers e Hart e “Then I’ll Be Tired of You” di Yarburg/Schwartz, il rispetto reciproco del trio è onnipresente, tanto negli spazi aperti quanto nelle loro interazioni misurate e abilmente navigate. Delle poche composizioni originali, sia l’apertura di Pelt, “Love Is Simple”, che la sua co-scrittura con Washington, “Ab-o-lutely” (con Cables escluso), riescono a dire molto con poco.

“The Art of Intimacy vol. 1” è una coperta calda, accogliente e familiare: porta direttamente al volume due!!!