Secondo la rivista americana Rolling Stones Jeff Beck è uno dei cinque chitarristi migliori di sempre ed è stato spesso considerato il “Chitarrista dei chitarristi”.
Grande talento e bassa qualità morale sono, senza paura di smentita, due caratteristiche di Jeff Beck, tanto amante delle groupies quanto disprezzatore dei suoi colleghi. Ad un certo punto però la vita dell’artista ha preteso un pedaggio che si è presentato sotto forma di un terribile incidente d’auto.
Dopo due anni di pausa forzata, Beck è tornato sulla scena pieno di rinnovata forza e con i suoi nuovi musicisti ha lanciato il Jeff Beck Group.
Registrato tra aprile-luglio del 1971 presso gli Island Studios di Londra da Jack Ashkinazy. Prodotto dallo stesso Beck, “Rough and Ready” non offre quello che ci si potrebbe aspettare dal rock del nostro in termini di suono potente e di salti egemonici del leader alla chitarra.
L’album si apre sorprendentemente con le sonorità soul ed il falsetto di Bob Tench di “Got the Feeling”, ma poi arriva “Situation” che porta con sé il fuoco della chitarra di Beck con i suoi creativi assolo, cambi di tempo, lunghi assoli, stop and go disorientanti, tutti raffinati elementi che elevano il sound della band alle stelle. Il suono liquido, caldo e avvolgente della chitarra di Jeff ci accompagna fedele, sorretto da un imponente impalcatura fusion che ben si adatta a mettere in risalto lo strumento solista, una stretta gerarchia da cui non si svincola nemmeno la pur ottima prestazione vocale di Bobby Tench, anch’essa in “secondo piano” e relegata al ruolo di gregario.
Jeff non tollera il rock di routine e questo è evidente in “Max’s Tune” in cui le melodie in crescita sono fermate dal suono improvviso dei piatti.
Il disco si chiude con “Joy”, brano caratterizzato da ritmi variabili ed affascinanti colpi di scena armonici che in modo geniale trovano la loro strada lungo lo stretto ed impervio sentiero tra sentimento e testosterone.
È un’opera che non contiene capolavori, è vero, ma che si distingue per la qualità delle composizioni, della produzione (ancora gradevole dopo 40 anni) e per la tecnica racchiusa al suo interno.
Beck è un grande chitarrista passato troppo inosservato rispetto ad altri suoi illustri colleghi, oscurato ingiustamente dalle leggende immortali che nello stesso periodo producevano capolavori assoluti della musica.


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