Registrato nel giugno del 1969 da Sy Mitchell, Jerry Hochman ed Alex Kazanegras e prodotto da Gabriel Mekler. Quando Janis Joplin morì nell’ottobre del 1970 a soli 27 anni, facendo suo il motto della Beat Generation ‘vivi in fretta, ama molto, muori giovane’, fu subito incoronata ‘la regina del rock’, ma già in vita fu amata ed osannata per il suo esplosivo stile vocale.
La discografia di Janis Joplin è breve e mutevole tanto quanto lo fu la sua vita. Dopo due Lp incisi con i musicisti della band Big Brother And The Holding Company, grazie ai quali la cantante ha ottenuto il suo primo contratto discografico con la Columbia Records nel 1968, l’etichetta americana le procurò un gruppo più ampio che comprendeva anche un organo ed alcuni strumenti a fiato. L’intenzione della casa discografica era di ampliare l’espressione vocale dell’artista con elementi blues e funk che, tuttavia, i suoi fan più fedeli ed alcuni critici consideravano come un tradimento degli ideali del rock. Ancora ricordo che le recensioni di questo lavoro erano tutt’altro che positive, ma, nonostante tutto, non mi fermarono dall’intenzione di acquistare il disco, il primo che possiamo considerare un album solista di Janis. Non ne rimasi deluso, anzi mi piacque parecchio anche se capisco che di ciò che aveva fatto in precedenza con i Big Brother non era rimasta traccia.
La qualità artistica della cantante rimane altissima, nonostante gli abusi di alcol e droghe che la porteranno solo un anno dopo, prematuramente, alla morte. Riesce a dare il meglio di sè anche con la Kozmic Blues Band e ricevendo il meglio dal gruppo, ma i rapporti si deteriorano rapidamente dopo una serie di concerti.
Brani come “Try” oppure “Maybe” sono esempi di come la voce di Janis sia in grado di interpretare una canzone mettendoci sempre l’anima e non risparmiandosi mai. Le chitarre sono in secondo piano, la parte ritmica è maggiormente in risalto e si assiste ad un eccellente lavoro di orchestrazione.
La seconda facciata si apre con la cover di “To love somebody” dei Bee Gees con un eccellente lavoro flatistico. “Kozmic blues” è una sorta di omaggio, ringraziamento alla band che la accompagna, mentre loro la ringraziano sentitamente suonando alla grande. La protagonista rimane comunque lei con la sua vocalità ora bianca ora più nera, che si dimostra ancora una volta una delle più belle dell’intera storia del rock.
Il disco termina con “Work me lord” per un’interpretazione sentita che riesce ad emozionarci nel profondo tanto è sofferta.
Il risultato finale è un disco che racconta lo sviluppo della carriera di Janis Joplin, un album che ha raggiunto la Top 5 della classifica Billboard e che nel giro di un mese è diventato disco d’oro con 500.000 copie vendute.


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