JANA RUSH – ‘Painful Enlightement’ cover albumA quattro anni da “Pariah”, su Objects Limited, la chicagoana Jana Rush – protagonista minore della scena underground cittadina legata a Dance Mania fin dalla fine degli anni ’90 – torna sulla lunga distanza con “Painful Enlightenment”, primo lavoro per lei su Planet Mu e snodo di un percorso fatto di un (anche doloroso) autobiografismo spremuto da scalcinate drum machine, smalti jazz e innesti HD.

Non un disco footwork dice lei, un lavoro che comunque il genere lo tratta, al pari di una Jlin, come punto di partenza e non di arrivo. Ad anticiparlo “Mynd Fuc”, un turbinio di schiaffi, lazzi, frustate e scalciate di drum machine, hi hats e effetti che sembrano immergersi in uno scuro liquido amniotico, salvo poi ruotare attorno a un motivo old time jazz, un solitario loop di piano che entra ed esce di scena in quello che si configura come caos emotivo ed esistenziale senza vie di scampo. Ospiti del lavoro DJ Paypal di Teklife e la collaboratrice di Rush Nancy Fortune.

Definire questo album un lavoro di footwork è come chiamare Derek Bailey un chitarrista jazz. Tutti i pezzi consumati della produzione della musicista di Chicago sono presenti e corretti – percussioni slow-motion con spada, basso pulsante, campioni che scivolano all’indietro – ma solo come materie prime per un ripensamento molto più oscuro e astratto di ciò che il genere potrebbe essere.

Passando a Planet Mu circa 25 anni dopo aver debuttato su Dance Mania come “The Youngest Female DJ”, Jana scambia i suoi stili più difficili e intransigenti in una tradizione totalmente classica e psicosessuale della dance trax di Chicago. Dai titoli letterali dei brani come “Moanin”, “G-Spot” e “Suicidal Ideation” al suo uso liberale della voce orgasmica in tutto il disco, forse non è uno per il barbecue di famiglia, e forse anche per farti divertire sembra che stia ascoltando con le cuffie sull’autobus, ma per il resto è una merda propriamente cresciuta per i raver FWD.

Nello stile classico dell’album, non è nemmeno solo un mucchio di pezzi di ferro cuciti insieme. Il sequencing usa abilmente la sensualità del jazz per impostare la sua espressione più bizzarra nel bestiale “Disorientation” e la pressione psicosessuale di “Mynd Fuc”, prima che i suoi collaboratori la aiutino a mettere il suo suono in primo piano, come con l’assistenza di DJ Paypal sul killer oscillante “Intergalactic Battle” e la loro chiusura estremamente distorta “Just A Taste”, con la cantante synth-pop Nancy Fortune che si è davvero abbattuta sulla malvagità contorta di “Drivin’ Me Insane”.

Una follia!!!