Sono già trascorsi quasi due anni dal precedente disco di Jamila Woods, “Heavn”, convincente album di debutto uscito su etichetta Jagjaguwar, solitamente non addentro a tale materia sonora.
Jamila è una poetessa ed attivista e già dai titoli che compongono la scaletta si comprende come il nuovo parto sia dedicato a figure di spicco della cultura afroamericana (“Miles”, “Sun Ra”, “Eartha”). Un secondo incredibile album per la vocalist americana, che si riconferma figura di spicco del nuovo soul, raccogliendo in parte l’eredità di eroine del recente passato e presente come Erykah Badu e Janelle Monae. Un disco dalle grandi orchestrazioni, dove l’r&b assume connotati spesso futuribili – c’è anche un’espressa dedica a Sun Ra nel brano omonimo – proiettandosi direttamente nella prossima decade.
Bello il pezzo “Basquiat” la cui introduzione è affidata ad un basso vellutato e a una chitarra elettrica, oppure il brano “Muddy” il cui groove richiama alla mente soluzioni sonore care alla Monae.
Di fondamentale importanza comprendere le liriche perché rappresentano un tutt’uno con la musica, testi che lasciano tracce indelebili quasi fossero tatuaggi indelebili, che narrano di sofferenze e soprusi a cui la popolazione di colore è stata sottoposta.
Una stella è nata, a patto che si riesca a superare il sound patinato della black music di tante produzioni dei nineties!!!


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