In queste settimane agostane mi risulta difficoltoso trovare qualche disco di cui parlarvi, un po’ per il caldo che mi costringe ad ascoltare materiale in cui la ritmica deve essere quasi assente, ma anche per la mancanza di lavori che non siano per soli addetti ai lavori. Poi, come d’incanto, ecco materializzarsi sul mio lettore il lavoro di tale James Gordon, non un musicista di primo pelo, ma un canadese del 1945 con alle spalle una quarantina d’anni di onorata carriera e forse altrettante opere sul groppone.
La sua collocazione musicale la farei rientrare tra i singer-songwriter, vanta un numero di pezzi autografi che tocca il migliaio di canzoni. Uno di questi è da me conosciuto, “Mining for gold”, perché inciso dai Cowboy Junkies nel loro lavoro maggiormente conosciuto ovvero “The Trinity sessions”. Il nostro è un talento multiforme, non solo musica, ma pure scrittore di pieces teatrali, spettacoli di danza e colonne sonore. Ha dato origine ad opere folk, tra cui “Hardscrabble road” presentata nel 2003 e sicuramente la più ambiziosa e riuscita.
Il nostro si cimenta alla chitarra e al banjo ed è in possesso di una voce limpida e stentorea, che si sa fare apprezzare immediatamente. Niente di complesso, la sua musica possiede un tocco pop che rende il folk spruzzato di country facilmente e piacevolmente ascoltabile.
Il nuovo disco è stato registrato in un locale di Guelph, nell’Ontario, cittadina dove James risiede che in passato era una chiesa. Le registrazioni si sono svolte in tre giorni assieme ai musicisti da lui scelti e posti in circolo, all’ultima serata ha invitato il pubblico e i giochi erano fatti. Il risultato è un’opera che si ascolta con piacere, anche al di fuori del segmento di appassionati del genere. I brani sono tutti originali e vedono l’accompagnamento strumentale di Ian Bell alla fisarmonica, di Jeff Bird al mandolino e all’armonica, delle cantautrici Anne Lindsay e Katherine Wheatley rispettivamente violino e chitarra ed entrambe ai cori.
Mi piace “You want to feel heard”, ballata country folk ammantata da tonalità western. Intensa e toccante “Angus McLean” che inizia con il violino a cui in seguito si sovrappone una concertina che offrono un bello spunto corale.
Capace di emozionarmi profondamente “Fall and rise” pezzo che si muove lentamente attraversato da una melodia che si insinua intrigante, un ritornello da ricordare e la voce dell’ospite Tannis Simmon che aggiunge dettagli in grado di impreziosire ulteriormente il brano.
Lavoro delicato, ma profondo però in grado di risultare leggero e fresco, proprio quello di cui abbiamo bisogno per poter sopportare l’arsura estiva che ci sta prostrando!!!


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