JACK WHITE – ‘Fear Of The Dawn’ cover albumTornato con un banger heavy metal intitolato “Fear of the Dawn”, Jack White ricorda al mondo il suo enorme successo nel rivitalizzare il garage rock nei primi anni 2000, insieme a tutto l’oro che ha prodotto attraverso il suo materiale solista e White Stripes.

“Fear of the Dawn” richiede pochissimo tempo per presentarsi: con un riff di chitarra per creare l’atmosfera, ci vorrà sicuramente altrettanto poco tempo per l’ascoltatore per capire cosa accadrà come per il resto della band per dare un calcio in pieno vigore.

Fedele alle sue radici DIY, White si è occupato di ogni fase della produzione del disco; oltre ad averlo quasi interamente suonato in autonomia, Jack ha curato anche la registrazione, il missaggio e la produzione al Third Man Studio, la masterizzazione al Third Man Mastering, la stampa del vinile da Third Man Pressing fino alla pubblicazione su Third Man Records.

Questa è la prima delle due uscite programmate dal nostro nel 2022. L’altro titolo, “Entering Heaven Alive”, sarà disponibile dal prossimo 22 luglio.

Jack White è un po’ come Madonna. Il musicista rock iconoclasta è un camaleonte stilistico il cui aspetto e suono si sono evoluti durante i suoi 20 anni di corsa sotto i riflettori. Ma quest’ultimo rilascio chiarisce che se il suo personaggio eccentrico richiede una similitudine, allora è come Tony Stark. Il nuovo disco, il suo primo in quattro anni, è un traguardo tecnologico tanto quanto musicale. Il suono deriva da una sfilza di nuovi effetti per chitarra e trucchi di produzione, molti dei quali ha sviluppato con il suo team rivestito di laboratorio presso la Third Man Records/Stark Industries.

Sono finiti i giorni in cui si combatteva contro chitarre di plastica mal fatte. Ora il buon Jack è attrezzato e brillante, ma la musica è grintosa, granulosa e oscura. “Fear of the Dawn” è uno stufato cyberpunk: in parte aggressione industriale in stile Ministry, in parte hip-hop trap beat swagger, in parte riff bluesman dell’era spaziale.

“Taking Me Back” è l’apertura del lavoro. Presente anche nella colonna sonora di “Call of Duty: Vanguard”, crepita con una chitarra statica ed eccessiva che le riviste e i nerd di ‘Guitar Center’ sottolineeranno deriva da un mucchio di strani effetti a pedale che White ha sviluppato negli ultimi due anni. Il paesaggio sonoro elegante e ricco di tecnologia del nostro sembra un po’ come quei video musicali degli anni ’90 girati all’interno di una grattugia per formaggio in acciaio inossidabile, ma con più anima. Invece di attingere a musicisti blues casalinghi come Albert King e Muddy Waters, l’ex White Stripes sta ora incorporando la sensazione trap beat dell’hip-hop moderno. “Hi De Ho” inizia con pugnalate di chitarra mal di mare che lasciano il posto a melodie vocali mediorientali prima di stabilirsi in un groove pesante di basso. Q-Tip, di A Tribe Called Quest, rappa su un ritmo incalzante che deve più ai Gorillaz che a George Clinton.

L’energia dell’album è implacabile. Anche i pochi momenti di riposo musicale, come la scarsa eco di chitarra che apre “Eosophobia”, lasciano presto il posto a percussioni violente e frenetici riff di sei corde.

“Into the Twilight” inizia con strani doo-wop vocali prima di stabilirsi in un groove maniacale su cui ragazze che suonano anime cinguettano e tubano, mentre effetti carichi di synth filtrano in sottofondo. L’intero disco è uno stato d’animo. ” What’s the Trick” ha l’atmosfera spastica di qualcuno che cerca di acquistare la quantità massima di efedrina consentita dalla legge. “Morning, Noon and Night” offre alcune vibrazioni di sintetizzatore ‘bleep e bloopy’ per aumentare il ritmo propulsivo; pensa a “Fly Like an Eagle” della Steve Miller Band con un Jack White completamente irritato alla voce.

L’elettricità e la tensione che il lavoro emana sono espressione di questi tempi malati e tribolati!!!