Provate a chiedere a Clapton oppure a Mark Knopfler chi sia stato J.J. Cale, il suo valore artistico e la sua perizia alle sei corde. Il primo si costruì una carriera solista anche grazie all’interpretazione di brani quali “After Midnight” e “Cocaine”, entrambi dal repertorio del musicista dell’Oklahoma, mentre il secondo ha fatto dello stile laidback il marchio di fabbrica dei suoi Dire Straits.
John Weldon Cale era un uomo schivo e silenzioso, non è mai andato alla ricerca della fama e del successo commerciale, ma ha influenzato tanti musicisti. Imparò a suonare la chitarra fin da ragazzo e si interessò anche delle tecniche di registrazione. All’inizio non se la passava bene finanziariamente, cominciò a riscuotere un certo seguito grazie al fatto che diversi suoi brani entrarono a far parte del repertorio di musicisti famosi. Qualcuno gli suggerì anche di mutare il nome in J.J. Cale per non confondersi con il grande John Cale dei Velvet Underground.
I musicisti che ispirarono Cale furono T-Bone Walker, molto amato ma mai imitato, Les Paul, pur avendo uno stile completamente differente, poi alcuni musicisti country che gli piacevano molto quali Hank Wiliams e Bob Wills. La sua prima pubblicazione venne stampata nel 1971 quando J.J. era già trentaduenne, forse perché solo in quel momento si sentì pronto come strumentista, capace di scrivere e suonare. Tutto questo avvenne dopo essersi trasferito in California e aver fatto il turnista, il session man e pure il tecnico di registrazione.
Purtroppo sono quasi trascorsi sei anni dalla sua scomparsa, e, se non fosse stato per Eric Clapton, il suo nome sarebbe finito nel dimenticatoio. Oggi, a distanza di dieci anni dalla sua ultima pubblicazione, esce un nuovo lavoro del nostro. Si badi bene non si tratta di un album di outtakes, di demos, di rarità, ma di un lavoro fatto e finito. Come saprete Cale era solito incidere molto più materiale rispetto a quello che pubblicava, quindi sono canzoni finite non riprese da altri musicisti per completarle e poi pubblicarle.
La canzone omonima è subito un bel biglietto da visita, una ballatona liquida che potremmo considerare fin da ora un classico. Una serie di brani di una bellezza semplice capaci di ammaliarci per la loro melodia. Lo stile non si discosta da quanto fatto in passato, è sempre un blend di rock, di blues e di jazz che risulta estremamente personale per il suo modo di suonare la chitarra e per il proprio modo di cantare.
J.J. suona gran parte degli strumenti e ci delizia con un’opera dalla quale non si scarta nulla. “My Baby Blues”, scritta dalla moglie Christine Lakeland, è un pezzo intenso e delizioso una delle canzoni che meglio inquadrano “Stay around”.
Alcuni pezzi sono di qualità standard come “Girl of mine”, “Winter snow”, capaci di rimanere sul lettore per ore senza che si senta il bisogno di toglierle.
Con “If we try” l’asticella comincia ad elevarsi notevolmente. Una canzone che ti accarezza in modo pacato, ma dotata di una profondità in grado di emozionare, stilisticamente un blues che si mischia ad un’aria country. Molto semplice, con una melodia che entra sottopelle. A volte non serve altro.
“Tell Daddy” entra di diritto in quei pezzi tra blues e jazz che hanno fatto la leggenda del grande J.J. Cale. Lunga introduzione strumentale di una purezza celestiale, andamento laidback con un piano in evidenza dietro la voce. Il disco migliora con il passare delle tracce. Prendete ad esempio “Maria”, il sound si fa più ricco con un drumming ben presente e continuo che muove la canzone e che sa mischiare ad arte rock, country e radici messicane.
Ci si domanda come mai molte delle composizioni non siano state usate in precedenza, ma Cale usava brani presi da annate diverse non solo quelli appena composti per completare i propri dischi.
A chiudere il lavoro ci pensa “Don’t Call me Joe” e non ci potrebbe essere pezzo migliore. Si mischia il blues ad una melodia riuscita per dare vita ad un brano che ha ritmo, struttura e si lascia ascoltare all’infinito.
Non avrei mai pensato di ascoltare un nuovo album dal chitarrista di Tulsa dopo la sua dipartita, ma, soprattutto, non mi sarei mai aspettato un disco così riuscito ed emozionante!!!


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