IDLES- “Ultra Mono” cover albumL’esordio del 2017, “Brutalism”, fu un fulmine a ciel sereno, un disco che mescolava rabbia punk con un certo sarcasmo e affrontava in modo diretto e deciso la situazione politica inglese, quella della gente comune, la loro rabbia, il dolore e una certa impotenza di fronte al disgregamento della società. Poi fu il turno di “Joy as an act of resistence” (2018), un album ancoro più politico, addentrandosi in argomenti come la Brexit, l’uguaglianza e la perdita. In pochissimo tempo sono divenuti un punto di riferimento del rock indipendente britannico e, grazie alla loro sincerità, umiltà ed empatia con il pubblico che li segue, si ergono a rappresentanti anche extra musicali.

Il terzo lavoro, “Ultra mono” era atteso per chiarirci quale sia la reale consistenza della band, della loro capacità di sganciarsi da un contesto tipicamente inglese e di evitare che l’immagine di ‘working class heroes’ ne possa inficiare il loro potenziale espressivo.

Registrato a Parigi insieme ai produttori Nick Launay (Nick Cave, Yeah Yeah Yeahs, Arcade Fire) e Adam “Atom” Greenspan (Anna Calvi, Cut Copy), il nuovo disco vede anche le collaborazioni di Kenny Beats (FKA Twigs, DaBaby, Vince Staples) e di Jehnny Beth delle Savages. Lo scorso mese di maggio la band post-punk di Bristol aveva rilasciato un primo assaggio, “Mr. Motivator”, mentre il secondo singolo, “Grounds”, viene così descritto dal frontman Joe Talbot: “Volevamo scrivere una canzone che incarnasse la fiducia in noi stessi e che ci desse la fiducia in noi stessi – un contraccolpo a tutti i dubbi che accumuliamo da tutto il rumore che lasciamo entrare così facilmente. Volevamo fare il suono della marching band dei nostri cuori, armati di un martello e di un sorriso. Volevamo far partire il suono del nostro motore. Così abbiamo fatto. Grazie.”

Si tratta di una raccolta ancor più politica delle uscite precedenti, tratta di argomenti scottanti con un atteggiamento guerriero ed incompromesso. Il disco sembra fatto apposta per le esibizioni di fronte ad un pubblico enorme che si possa scatenare sotto il palco ed intonare i cori con la band. Non ci sono sfumature, finezze, la batteria pesta duro, il basso è aspro la chitarra è tagliente come la lama di un rasoio, il tutto ad accompagnare uno dei migliori non-cantanti che si trovino in giro, con la sua irruenza ed urgenza. Sembrerebbero aspetti negativi invece la mancanza di sofisticazione è quello che rende l’opera interessante grazie ad un gruppo che è unico per coraggio e spudoratezza. Prendete “Grounds”, si assiste ad un momento in cui i synth stridenti e la melodia asciutta della sei corde elettrica viene amplificato da una ritmica che si pone come ideale beatbox. “Mr motivator” è più nella norma, riff rapidi e battuta asciutta, quasi ballabile, ponendo all’attenzione su una serie di personaggi descritti in modo concitato. “Ne touche pas moi” è un R’n’R al fulmicotone, usa con abilità i vuoti sonori e concede alle voci di Talbot e della Beth di incitare con semplicità e vigore (‘Consent! Consent! Consent!’).

È un album punk nello spirito, ma non nelle scelte stilistiche, “Kill them with anxiety” è un pezzo glam ruvido e pesante, “Model village” è new-wave, “War” sembra basarsi su scelte free form e “Reigns” con il sax e un synth aggressivo non è lontano dai Liars, quelli maggiormente elettronici e corrosivi.

Gli Idles sono questi, niente di più niente di meno, forse il miglior gruppo d’Oltremanica oggi esistente!!!


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