ICEBURN – ‘Asclepius’ cover album“Asclepius” è l’album degli Iceburn di Gentry Densley, uscito il 25 giugno via Southern Lord, a vent’anni dall’ultima prova in studio della band, “Land Of Wind And Ghosts”. Il disco, presentato dalla label come la chiusura del cerchio proprio come i mitici ouroboros che appaiono nella musica del gruppo di Salt Lake City, contiene due lunghe tracce che veicolano un mix di prog, metal, jazz e psichedelia in un flusso di riff monolitici e ricerca del groove. ‘L’idea di base degli Iceburn è sempre stata quella di progredire e andare oltre i confini, spingendo la musica avanti a noi stessi, e quindi abbiamo dovuto lavorare per recuperare il nostro suono. Il lavoro nasce dalla riscoperta di cosa siamo noi stessi nel profondo, un luogo che con tutte le sue sfide e comodità alla fine ci fa sentire a casa’ così si esprime il leader in relazione ad “Asclepius”.

Registrato e prodotto da Andy Patterson (SubRosa, INVDRS, Insect Ark e The Otolith), collaboratore di Densley nelle band Eagle Twin e Ascend.

Per il loro album di ritorno (dal nome del dio greco della medicina) la band ha scritto solo due canzoni. Tuttavia, entrambe le tracce si allungano per circa 18 minuti, quindi l’album è ancora praticamente un affare a figura intera. Non diventa abbastanza chiaro se gli Iceburn abbiano forgiato completamente questi pezzi solo sull’improvvisazione, alcuni di questi riff sembrano troppo forti per essere stati realizzati sul posto. Il gruppo è noto per improvvisare molto prima, però c’è sicuramente un elemento di atmosfera avventurista ‘vediamo dove questo riff ci porta’.

La musica dei nostri è per lo più basata sul riff, con canti doom. I riferimenti a band come Om, Sleep e Melvins sono giustificati. C’è tuttavia uno strato più profondo di queste melodie, con strani schemi ritmici e una struttura di canzoni stravaganti che stabilisce saldamente il proprio posto tra i loro coetanei. Su “Dahlia Rides The Firebird” c’è un elemento sottostante del misticismo popolare greco che funge da minaccia rossa. Alla fine, la versatilità di queste canzoni le rende facili da ascoltare, anche considerando la loro notevole lunghezza.

Il tema generale su “Asclepius” è la guarigione, che è una coincidenza abbastanza magica considerando il fatto che l’hanno scritto prima dei tempi del Coronavirus. Tuttavia, il suo messaggio è benvenuto; la guarigione è sempre possibile, basta prendersi il tempo di cui si ha bisogno.

“Healing the Ouroburos” ci presenta una struttura aperta, con un inizio ed una fine che dipingono situazioni di grande atmosfera, mentre la parte centrale del brano si muove tra riff monolitici, percorsi pericolosi e privi di tratti rettilinei e sequenze sonore ora ruvide e stridenti ora ipnotiche e sonnolente.

Il secondo pezzo, “Dahlia Rides the Firebird”, si basa su un motivo musicale greco. Sono gli aspetti più potenti e lisergici dell’episodio precedente a prendere il sopravvento. Sono un Giano bifronte, in cui una fronte è rappresentata dai Melvins e l’altra da Miles Davis con momenti chitarristici che sembrano spaziare dopo un incontro all’ultimo respiro tra gli Iron Maiden e Robert Fripp.

Sono stati latitanti per vent’anni, ritrovarli a questi livelli è un vero piacere!!!