HERBIE HANCOCK: “Man-Child” cover albumRegistrato nel luglio del 1975 ai Wally Heider Recording Studios di San Francisco, ai Village Recorders di Los Angeles, al Funky Features di San Francisco ed ai Crystal Studios di Los Angeles, fu prodotto da David Rubinson & Friends Inc. e da Herbie Hancock.

Dopo gli anni dell’avanguardia con l’etichetta Blue Note, Hancock ottenne molto successo tra i fan della musica pop grazie ad un mix afro-americano che metteva insieme soul, jazz e funk. Avendo composto la colonna sonora per il programma di Bill Cosby “Fat Albert and the Cosby Kids” e avendo pubblicato un album per tutta la famiglia intitolato “Fat Albert Rotunda”, Herbie disse che invece di cercare musicisti jazz che sapevano suonare la musica funk, lui era più orientato verso musicisti funky con un debole per il jazz. Questa scelta è evidente nell’album “Man-Child” in cui appaiono artisti brillanti come Wayne Shorter, Bennie Maupin ed Ernie Watts che tuttavia non si lasciano mai andare ad uno sterile narcisismo.

La band si esibisce come fosse una cosa sola, mantenendo l’attenzione attorno ai groove creati dal pianista con la tastiera. Il risultato è un funk veloce creato da tutti i musicisti in modo corale, anche se ad ogni membro della formazione sono garantiti brevi intermezzi solistici in cui dimostrare il proprio personale talento.

Forse l’album più funky dell’era jazz/funk/fusion di Herbie Hancock da inizio a metà degli anni ’70, “Man-Child” inizia con l’indimenticabile “Hang Up Your Hang Ups” e il ritmo continua ad arrivare fino alla fine dell’album.

“Sun Touch” e “Bubbles” sono più lenti, ma comunque funky. Hancock è la star, il dominatore incontrastato del suo arsenale di tastiere quasi da far invidia a quelli di Emerson e Wakeman, ma la presenza del chitarrista ‘Wah Wah’ Watson è ciò che dà nuova lucentezza a questo disco, distinguendolo dai suoi predecessori, “Head Hunters” e “Thrust”. Altri tra il cast stellare di solisti e accompagnatori includono, come detto, Wayne Shorter al sax soprano, Stevie Wonder sull’armonica cromatica e l’accompagnatore di lunga data del nostro, Bennie Maupin su un arsenale di strumenti a fiato e piacevolmente assecondato dal trio ritmico Summers / Clark / Jackson, che è stato invidiato da molti leader poiché i complessi ritmi ‘funk killer’ abbondavano e sembravano senza sforzo.

Si inizia con il futilmente intitolato “Hang up Your Hang Ups”, il combo si cimenta in un funk ad alta quota con forti arrangiamenti flatistici d’insieme, e a metà di un cambio di ritmo completo con HH che passa al Fender Rhodes. “Sun Touch” è un pezzo di pianoforte elettrico molto più gentile e soave e con strati basati su synth. Il fulcro dell’album è “Trailor”, con la sua enorme linea di basso e l’uso selvaggio del synth di Herbie, ma i fiati fanno miracoli. Un pezzo di musica incredibile anche se una volta installato il groove, tende a rimanere in esso, a volte dilungandosi, ma qui non è un problema. Sul rovescio della medaglia, “Bubbles” è un altro pezzo di musica soave e la costruzione graduale lo rende il più progressive (le linee di basso di Jackson sono assolutamente favolose), con un raro assolo di sei corde, il sax di Wayne Shorter accoppiato con linee di chitarra discendenti, l’aspetto graduale delle apparenze elettriche attraverso gli strati di synth. Semplicemente sbalorditivo. L’”Heartbeat” di chiusura è una melodia assassina in cui il piano elettrico può ricordare gli Oblivion Express di Brian Auger. Un basso ripetuto di una nota che fa girare una chitarra selvaggia e in meno di 20 secondi viene costruito il groove complesso, hanno il coraggio di ripeterlo il minuto successivo.

Si conclude così l’era HeadHunters di Hancock forse l’apice di questa formazione e ha anche la sua grafica più impressionante (ad eccezione dell’era Mwandishi, ovviamente)!!!