HEN OGLEDD- “Free Humans” cover album“Free Humans” è il secondo album degli Hen Ogledd (lett. “L’Antico Nord”, la regione celtica compresa tra l’Inghilterra e la Scozia). Quest’ultimo disco della band scozzese (Dawn Bothwell, Rhodri Davies, Richard Dawson e Sally Pilkington) arriva a due anni dall’esordio “Mogic” e prende ispirazione tanto dagli Abba quanto dalle opere della monaca Ildegarda di Bingen (XII secolo), con accenni alla filosofa Mary Midgley, alla cantante affiliata a PC Music Hannah Diamond, ai dipinti di Agnes Martin e ai documentari di Werner Herzog.

L’anno scorso, Richard Dawson ha pubblicato “2020”, una visione cupa della cultura moderna che tuttavia non era nulla rispetto all’assalto di problemi che il vero 2020 alla fine avrebbe prodotto. I social media, il capitalismo, la Brexit, i centri di distribuzione di Amazon – erano tutti intrecciati in un pastiche horror che presentava la narrazione della vita di Richard in un mondo più grande di malvagità e caos. “2020“ è stato senza dubbio uno dei migliori album del 2019 e ora Dawson è tornato, questa volta con il suo gruppo laterale Hen Ogledd – e sviluppando una visione del mondo significativamente più leggera. Richard Dawson si ispira a quella zona del nord dell’Inghilterra ricca di storia e cultura gallese. Sorprendentemente, però, questo progetto parallelo è significativamente più smorzato in questi aspetti rispetto al suo lavoro solista. Con i polistrumentisti Dawn Bothwell, Rhodri Davies e la nuova recluta Sally Pilkington, il nostro trova un percorso più pop per esplorare il surreale.

“Mogic”, l’album di debutto della band è uscito nel 2018 e come modello per la band, il suo suono semplice e distorto ha funzionato abbastanza bene. Ma è stato solo con il loro ultimo rilascio, “Free Humans”, che la formazione ha avuto successo nel muoversi verso la melodia tradizionale e la struttura pop. La più forte di queste tracce finisce per seguire la linea del convenzionale, ma conserva sempre una parvenza di Hen Ogledd, la spiccata personalità. “Remains” è impenitentemente inglese nel suo stile e nel suo modo di esprimersi, ma sepolto nella traccia di quasi sei minuti c’è un ritornello soddisfacente, in cui le armonie di ogni membro si costruiscono in una coda mantrica che si gonfia e si gonfia fino alla fine. Insieme a “Crimson Star” Dawson non si è mai appoggiato alla bellezza della sua voce come fa in queste due tracce, un punto che è ottimamente superato dall’aggiunta di un vocoder verso la fine di “Crimson Star”. Per quanto riguarda le tendenze pop della band, il disco è intenzionalmente caricato in anticipo, inserendo l’eloquente “Farewell” come apertura e seguendolo con il semplice e inevitabilmente pazzo “Trouble”, una canzone che non si sentirebbe fuori posto come singolo principale di un gruppo indie-pop.

Altrove, quando il gruppo si affida alle loro riflessioni pop, si ritrovano ad abbandonarsi alle loro tipiche eccentricità. “The Loch Ness Monster’s Song” è una versione del poema incomprensibile di Edwin Morgan che è allo stesso tempo inutile e frustrante, prendendo i suoi quasi cinque minuti di durata come un freakout divertente ma fastidioso. “Kebran Gospel Gossip” finisce per essere ancora più lungo, ma riesce almeno a sviluppare alcune interessanti strumentazioni e tecniche di produzione. Anche se quella traccia non è una delusione totale, mostra che il gruppo non è stato in grado di sottomettersi interamente al suono adottato, nel bene e nel male.

Un appunto negativo ulteriore è la lunghezza del lavoro, quasi ogni canzone qui è di cinque minuti con una durata totale più vicina a quella di un doppio album. Sebbene la stragrande maggioranza di queste canzoni sia eccezionale, il loro successo è negato da questo fattore. Da qualche parte in “Free Humans” c’è un album stellare, uno che potrebbe rivaleggiare con la discografia solista di Dawson, ma senza un taglio più raffinato, l’album riesce solo a servire come una deviazione panoramica da un artista estremamente talentuoso!!!