HAILU MERGIA- “Yene Mircha”Il nuovo album del musicista etiope, ma da anni ormai di stanza a Washinton DC, “Yene Mircha” (“la mia scelta” in amarico, lingua ufficiale dell’Etiopia) è composto da brani originali e contributi di Asnakesh Worku e Teddy Afro. Il disco è stato registrato con l’aiuto di musicisti africani molto noti come Setegn Atenaw, Tsehay Kassa e Moges Habte.
Hailu Mergia, oltre a essere tra i più innovativi autori della musica africana degli ultimi 50 anni, è considerato uno dei più grandi esponenti della corrente ethio-jazz. Awesome Tapes From Africa aveva già pubblicato nel 2017 “Lala Belu” e ristampato “Wede Harer Guzo”, ”Tche Belew e il celebre “Hailu Mergia and His Classical Instrument”.
Sicuramente un musicista che sa come muovere le dita sui tasti e che, attraverso calde ed avvolgenti note, ci rende partecipi con incanto a quello che è il jazz in Etiopia ai giorni nostri. La sua storia è espressione di un talento che si era perso per cause indipendenti dalla sua volontà. Dopo i momenti di gloria tra fine sessanta e decennio successivo, di lui si erano perse le tracce a causa del trasferimento volontario negli Stati Uniti. Per sbarcare il lunario si era messo a fare il tassista. Grazie all’album precedente era potuto riemergere alle orecchie degli ascoltatori, rimettere il capo fuori dall’oblio in cui si era cacciato. Il merito è dovuto, in larga misura, all’eccellente lavoro di ristampa della Awesome Tapes From Africa che ha saputo riportare all’attenzione capolavori che il tempo aveva sotterrato.
Il resto è merito del nostro Hailu capace di aggiornare il proprio linguaggio alle necessità e sensibilità dell’oggi. Questa nuova collezione si presenta con minor brillantezza rispetto a quella precedente. Colpa di qualche brano che risulta anonimo oppure replicante di una formula già sentita.
Prendete “Shemendefer” sembra un pezzo che potrebbe stare su qualsiasi disco di Joe Zawinul, mentre “Yene Abeba” manca di energia nonostante una sezione d’organo coinvolgente e “Dibik Fikir” appare all’ascolto come una traccia di pop radiofonico a cui mancano le parole.
Ci sono momenti che, invece, sanno riportarci a quel suono che abbiamo imparato ad apprezzare in tempi recenti. Il meglio può essere colto in “Semen Ena Debub” con Mergia che si esibisce alla fisarmonica e si alterna con Atenaw virtuoso di ‘mesenqo’, il liuto ad arco a corda singola, oppure nella resa del traditional “Abichu Nega Nega”, capace di scatenare anche una persona sedata, o ancora nel blend tra dub e forme etiopiche di “Bayine Lay Yiheda”. Da non perdere anche la title track nella sfida tra il sax di Moges Habte e il trombone di Ben Hall.
Un bel lavoro, ma credo che il nostro possa riservarci in futuro ancora qualche ulteriore sorpresa!!!


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