Un nome indissolubilmente legato a quello di Miles Davis, per aver diretto ed arrangiato lavori quali “Sketches of Spain”, Miles Ahead” e “Porgy & Bess”.
Seguono anni di crisi personale e di oscurità, poi, nel 1969, l’uscita di una nuova incisione con una formazione totalmente nuova e caratterizzata dalla presenza di strumenti elettrici; da qui alla morte, la vita di Evans è una continua tournée con esiti discontinui ma spesso molto buoni, come “The Gil Evans Orchestra Plays the Music of Jimi Hendrix”, assieme ai fedelissimi Lew Soloff, Hannibal Marvin Peterson, Bruce Ditmas, Warren Smith, David Sanborn, Dave Bargeron, Dave Taylor, John Clark, Bob Stewart, Howard Johnson, Billy Harper, George Adams.
Registrato nel 1974 nello studio B della Rca di New York City da Bob Simpson e prodotto da Mike Lipskin. Molti critici ritengono che “The Gil Evans Orchestra Plays the Music of Jimi Hendrix” sia un album piuttosto difficile da valutare. Il loro giudizio spazia tra definizioni come ‘miscela colorata’, ‘riuscito album di cover’, ‘fusione magistrale’ ed ‘omaggio ad un artista scomparso troppo presto’, ovvero Jimi Hendrix, scomparso 4 anni prima della registrazione di questo disco.
Comunque sia, è superfluo ripensare al leggendario Hendrix se si ha la possibilità di ascoltare alcune straordinarie interpretazioni del grande Gil Evans. Dopo pietre miliari di cui sopra, non è difficile considerare questi ultimi capolavori audiophile come il logico sviluppo delle eccezionali capacità da arrangiatore di Evans.
Quando si ascolta, o meglio, quando si prova sulla propria pelle, come il suono cristallino di “Angel” cresca fino a diventare una ballata enfatica per sassofono, come in “Crosstown Traffic” le emozionanti parti vocali esplodano in uno stile funky, come in “Castle Made of Sand” i flauti evochino sonorità soffici come nuvole, allora non è davvero più importante pensare a chi abbia concepito la musica. E’ sufficiente che esista e che tutti ne possano godere. Non ha dunque senso chiedersi se sia meglio rispettare le immortali melodie di Hendrix o se invece rendere omaggio al visionario mondo sonoro di Evans: un disco come “The Gil Evans Orchestra Plays the Music of Jimi Hendrix” non poteva che essere partorito da due grandi musicisti come questi.


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