FUTURE ISLANDS: “As Long As You Are” cover album“As Long As You Are”, l’album che segna il ritorno discografico dei Future Islands a tre anni di distanza dal quinto capitolo “The Far Field”. Una raccolta di canzoni che abbraccia nuove speranze e richiude antiche ferite e dolorosi trascorsi. In pratica l’agrodolce mix che li ha portati al successo a livello internazionale con l’album “Singles” (2014) trainato dalla hit, nonché brano più noto della formazione, “Seasons (Waiting On You)”.

Per l’occasione il gruppo di Baltimora ha aggiunto un quarto membro, il batterista Mike Lowry, alla loro formazione di tre elementi con Herring, William Cashion e Gerrit Welmers. La band si è presa i crediti di produzione per la prima volta in una carriera di 14 anni, lavorando con il produttore e ingegnere Steve Wright nei suoi Wrightway Studios a Baltimora, un punto a favore soprattutto per quel senso di intimità che riesce a trasferire anche ai pezzi destinati ad essere momenti decisivi durante i concerti. Risulta una pecca, invece, a causa delle trame elettroniche create da Welmers che risultano un po’ troppo barocche.

Sembra che il quartetto abbia deciso, inconsciamente o no non è dato sapere, di non prendersi più rischi nella ricerca sonora, tendenza che era già stata intravista con il lavoro precedente. Si dedicano anima e corpo in quelle strutture synth-pop con grande sicurezza e liricità. Ad anticipare la raccolta, il singolo “For sure”, arrangiata con il caratteristico synth pop della band, e “Thrill”, 80s ballad in cui il crooning del frontman, Samuel T. Herring, ha modo di esprimersi al meglio. Quest’ultimo brano – accompagnato da un video ideato e interpretato dallo stesso Herring – è stato inoltre presentato contestualmente al dettaglio sull’opera, che nel suo giorno di pubblicazione verrà accompagnata da una diretta streaming di uno speciale concerto che la band trasmetterà dalla città natale, Baltimora.

Si tratta di un’opera che si presenta assai riflessiva, in grado di tenere a bada la connaturata e profonda teatralità di Herring, le cui doti vocali vengono tenute in secondo piano per essere meglio sfruttate sul palco.

I momenti più interessanti dell’LP risiedono nelle interessanti intuizioni di “Born in a war”, nel marcato chitarrismo di “Plastic beach” e, soprattutto, nella tenebrosa “Thrill”, in cui il gruppo rilascia una performance misurata ed avvincente. La loro capacità di scrittura rimane elevata, ma le scelte sonore a volte inducono alla noia, fermo restando le doti di un gruppo che riesce a donare una presenza fisica all’ascoltatore!!!